‘Wargasms: Orgasmi di guerra’, il linguaggio bellico per descrivere la pandemia: il nuovo libro di Francesca Capelli

Di Remo Bassini, giornalista e scrittore

Le bare di Bergamo, i selfie che inondarono i social e i giornali delle prime vaccinazioni e il linguaggio bellico: guerra al virus, in trincea contro il virus… Francesca Capelli, sociologa, giornalista e scrittrice nata a Bologna, ha osservato la pandemia – e soprattutto il “linguaggio della pandemia” – dall’Argentina dove vive insegnando. E Giulio Milani, editore della (piccola, ma gloriosa e combattiva) casa editrice Transeuropa di Massa Carrara, leggendo le osservazioni – sempre acute, spesso intrise di umorismo – della Capelli sulla sua pagina Facebook le ha chiesto di scriverci un libro. Che è approdato in libreria: Wargasms – Orgasmi di guerra.

Ecco un breve estratto dalla prime pagine:

“Siamo in guerra”. Fin da marzo 2020 la comunicazione sulla pandemia si è basata sulla metafora bellica… Nei titoli di giornale delle settimane del primo lockdown le parole ricorrenti erano guerra, combattere, eroi, ma soprattutto trincea. “In trincea contro il virus, ecco gli eroi silenziosi che combattono contro il contagio e la paura” (Secolo XIX, 6 marzo 2020); “Negli ospedali siamo in guerra” (Corsera, 9 marzo); “Coronavirus, rianimatori in trincea: ‘Se va avanti così sarà di difficile curare tutti’” (La Stampa, 21 marzo); “Medici disarmati in trincea, così diffondiamo il virus” (La Stampa, 22 marzo); “Lo specializzando: in trincea contro il virus per aiutare la mia città” (La Repubblica, 22 marzo); “Brescia in trincea contro il virus, aperto un nuovo reparto da 180 posti” (Tg la7, 4 aprile); “Coronavirus, farmacisti in trincea: ‘Anche noi esausti ma non possiamo abbassare la guardia’” (La Stampa, 6 aprile); “Gli specializzandi in trincea contro il virus: ‘Non chiamateci eroi, la paura diventa coraggio e amore’” (Cesena Today, 24 aprile); “Due mesi in trincea contro il virus” (Il Giorno, 6 maggio); “Io, medico e mamma nella doppia trincea contro il Covid” (Corsera, 13 maggio); “Miriam, per tre mesi in trincea contro il virus” (Il Centro, 1 giugno).

“Questo libro – spiega Francesca Capelli – è il risultato di due anni di lavoro, anche se non pensavo di raccogliere le mie osservazioni in modo sistematico. Poi Giulio Milani, editore di Transeuropa, mi ha chiesto di farne un libro. È stato allora che mi sono accorta che il libro, di fatto, era già scritto in una traiettoria che inizia, simbolicamente, con le ormai famigerate bare di Bergamo e trova la sua continuità – a livello di apparato comunicativo – nella guerra in Ucraina. Stesso linguaggio, stessa polarizzazione, stesso apparato metaforico e retorico, stesso uso strumentale della paura per installare un regime morale basato sul sacrificio, stessa produzione di dispositivi disciplinatori ai fini di trasformare i diritti in concessioni da usare per premiare o punire i cittadini”.

Francesca Capelli è nata a Bologna. È giornalista professionista e dal 1994 lavora (prima a tempo pieno, ora nel tempo libero) per varie testate nazionali. Ed è docente di italiano e lingua straniera con diploma Ditals II (Università di Siena). Dal 2012 vive a Buenos Aires dove ha studiato al master di Comunicazione. È autrice di alcuni libri per ragazzi: “Veruska non vuole fare la modella (San Paolo), L’estate che uno diventa grande (Sinnos), Il grande cane nella città fantasma (Príncipi&Princìpi), Il cacciatore d’aria e Il lettore di pensieri (Raffaello).

Durante la pandemia ha condiviso le battaglie dell’epidemiologa Sara Gandini contro la didattica a distanza; poi, con altri (medici, giuristi, giornalisti eccetera) è entrata a far parte del gruppo Goccia a Goccia (e relativo blog gocciaagoccia.net) fondato dalla stessa Gandini. E sul blog della Gandini, proprio qui, sul Fatto, la Capelli ha co-firmato diversi articoli.

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/wargasms…/6540954/

30 marzo 2022

Maschere e mascherine

Di Martina Leonardi, educatrice di Rete Nazionale Scuola in Presenza

Giovedì 24 marzo è uscito in Gazzetta Ufficiale il tanto atteso decreto legge che determina la fine dello stato d’emergenza…. finalmente, diranno i più.

Eppure al mio sguardo ancora qualcosa – forse più di qualcosa – stona.

Non so se gli Italiani si sono accorti che dal primo maggio i nostri figli saranno gli unici cittadini a dover indossare la mascherina all’interno degli istituti scolastici, mentre in tutti gli altri luoghi non sarà più obbligatoria. Obbligo che è ormai decaduto anche in gran parte degli altri paesi europei.

Si creerà una situazione paradossale: bambini/bambine, ragazzi e ragazze potranno entrare al cinema, al ristorante, a teatro, in discoteca, al supermercato senza mascherina mentre a scuola dovranno attenersi a regole diverse.

I loro genitori potranno accedere a luoghi di lavoro senza indossare il dispositivo di protezione facciale, ma studenti e studentesse non potranno, tra le altre cose, godere del sorriso di insegnanti e compagni.

La narrazione dominante continua imperterrita a non voler accettare ciò che gli studi scientifici ci dicono da ormai due anni, ovvero che la scuola è uno dei luoghi più sicuri, anche a fronte di nuove varianti più contagiose.

Gli studi scientifici hanno ampiamente dimostrato che nei bambini la probabilità di contrarre e di diffondere il virus sars-cov2 è significativamente più bassa rispetto agli adulti.

Non importa che studi scientifici recenti abbiano dimostrato che non vi sia differenza significativa tra l’uso delle mascherine in classe o stare senza per gli under 12 e che, ad agosto 2021, e che il TAR del Lazio ne abbia sconsigliato l’utilizzo.

Non importa neanche che le FFP2 non siano DPI idonei per i bambini e quindi che il loro utilizzo in queste fasce d’età non sia a norma.

No: i nostri figli devono continuare a frequentare la scuola fermi, immobili, lontani dagli altri e mascherati.

E c’è di più: con questo nuovo decreto la mascherina FFP2 viene introdotta anche alla Scuola dell’Infanzia – al pari che negli altri cicli – in presenza di 4 casi positivi per tutti gli alunni che abbiano compiuto 6 anni.

Non importa neanche che a maggio in molte scuole d’Italia farà caldissimo: mica ci devono stare i ministri dentro le aule!

A livello comunicativo, ancora una volta, tutto questo cosa significa?

Significa far passare la scuola, i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze come un pericolo, significa ancora una volta bollarli come untori quando in realtà non lo sono mai stati.

Significa non pensare agli effetti collaterali che possono avere queste misure su soggetti in crescita.

Significa continuare a non avere un pensiero pedagogico: quando vengono inserite determinate regole, pensiamo a cosa insegniamo ai bambini?

Abbiamo mai pensato quanto distanza e mascherine possano aver minato la fiducia verso l’altro (che si costruisce proprio nell’infanzia e in età scolare) creando in loro, una certa ostilità verso chiunque è diverso, verso chiunque sia fuori dalla cerchia familiare?

E che tutto questo, nella testa di un bambino,ha significato che l’altro, colui che fino a ieri mi era amico, può con un solo tocco, con un solo scambio di matite o pennarelli, infettarmi.

Questo abbiamo insegnato ai nostri figli: che ogni scambio umano, se non filtrato o controllato da qualcosa, potrebbe essere pericoloso per la loro e la nostra vita.

Che utilità ha la mascherina, a stato di emergenza finito, con ricoveri sia in terapia ordinaria che in terapia intensiva non preoccupanti, con classi composte da vaccinati e guariti?

Nota bene. E qui arriviamo al bello di questa riflessione: il maggior produttore di mascherine in Italia fino al settembre 2021 è stato il gruppo Fca di John Elkann, che, convertendo addirittura la storica sede di Mirafiori, ebbe la prima commissione di mascherine chirurgiche pediatriche durante il governo Conte.

Dall’estate 2020 Fca ha prodotto da sola la metà del fabbisogno di mascherine in Italia: si stima una cifra di 27 milioni di chirurgiche al giorno, tra le quali anche quelle pediatriche consegnate nelle scuole. Poi, a causa delle numerose lamentele sulla qualità delle mascherine prodotte dall’ex gruppo Fiat, che chi ha figli in età scolare conoscerà bene, sono state ritirate.

Il gruppo Fca durante la pandemia ha incassato dallo Stato ben 237 milioni di euro.

In questo nuovo decreto, troviamo stanziati altri 30 milioni di euro per l’acquisto di mascherine che al momento vede tra i produttori Fater spa (gruppo Angelini), azienda abruzzese che produce materiali assorbenti per l’igiene della persona e che da marzo 2020 ha convertito parte della produzione per fabbricare mascherine. Mascherine che continuano ad essere poco utilizzate dagli studenti poiché ritenute scomode.

Ci chiediamo quindi: con tutti i soldi spesi in mascherine, spesso non utilizzate, quante scuole potevamo ristrutturare, imbiancare, ripulire, abbellire … quanti rotoli di carta igienica o di scottex avremmo potuto acquistare, visto che spesso i genitori sono costretti a portarli da casa?

E invece no, ci compriamo le mascherine e i nostri figli devono ancora subire vessazioni dal Governo che gioca al padre premuroso quando forse gli interessi sono ben altri, e come spesso accade riguardano l’economia.

– In foto le uniche mascherine che vorremmo vedere sui nostri figli-

Referenze

https://www.thelancet.com/…/PIIS2666-7762(21…/fulltext

https://www.ospedalebambinogesu.it/nuovo-coronavirus…/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34419199/

https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm…

https://www.ambientediritto.it/…/tar-lazio-roma-sez-1…/

https://www.altroconsumo.it/…/dal…/speciali/ffp2-bambini

https://www.iltempo.it/…/mascherine-fca-autorizzazione…

https://www.iltempo.it/…/mascherine-fca-anti-covid…/

https://www.ilsole24ore.com/…/dai-pannolini-mascherine…

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/caro…/6457986/

28 marzo 2022

IL MOSTRO

di Silvia Epicoco, Project Manager nell’ambito delle sperimentazioni cliniche dei farmaci

Da dove comincio? Dall’inizio direte, ma questa è una storia molto lunga che sembra non finire mai. Come in quei film horror in cui il mostro riesce a sopravvivere, sempre.

Questa storia inizia a febbraio del 2020 e finisce a marzo del 2022. Cioè… dovrebbe finire, il mostro in effetti è stato dichiarato morto, ma sarà morto per davvero?!

Avete capito di cosa sto parlando? Sto parlando dell’emergenza sanitaria Covid-19, quella italiana. Che ogni Paese ha avuto il suo mostro, ma sembra che a noi italiani sia toccato uno dei peggiori.

Allora partiamo dalla fine, quella che ancora deve arrivare in realtà: il governo italiano conferma che il 31 marzo cesserà lo stato di emergenza sanitaria. Sono passati più di due anni, ricordate vero? Salviamo la Pasqua, l’estate, il Natale, e di nuovo la Pasqua, l’estate e il Natale, che in sostanza voleva dire salviamo il turismo e il commercio (che poi non siamo riusciti neanche a salvare né il turismo né il commercio…).

Ma l’avete notato anche voi che nessuno, ma proprio nessuno, in questi due anni abbia mai detto “salviamo prima i bambini e le donne”? Frasi di altri tempi, forse, dei tempi del Titanic, quando si osava ragionare ancora in questi termini “prima i bambini e le donne”. Frasi che oggi sembrerebbero avere qualche assonanza con il razzismo ed il sessismo. Ma poi quali bambini?! C’è ancora qualche bambino?! Qualche ragazzo che pensa davvero di poter fare la vita da ragazzo in un mondo di vecchi?!

E infatti in piena emergenza è risultato facile ed indolore ai più sigillare gli scivoli e le altalene.

Vietato giocare; l’ora d’aria? Solo per i cani. E i bambini? Quali bambini?!

E se proprio questi bambini esistono e insistono con il voler giocare, diamogli uno smartphone in mano, che è pure più sicuro, non c’è nemmeno il rischio che si sbucciano le ginocchia.

E la scuola?

Ma siamo sicuri che con tutta la tecnologia che adesso abbiamo a disposizione serva ancora andare a scuola? Eddai… evolviamoci, non facciamo i soliti retrogradi, che la scuola si può fare anche con uno smartphone, basta fornire a tutti una buona connessione internet e pace.

E facciamo attenzione a riaprirla la scuola, con calma, molta calma, meglio posticipare dopo Pasqua; ma ha senso riaprire per qualche settimana? Dai, che ormai l’anno scolastico è ormai terminato.

Ma veniamo all’anno successivo.

Sì, riapriamo le scuole ma non tutti insieme, un po’ alla volta, che alcuni rimangano a casa e altri a scuola, che alcuni entrino alle 8 e altri alle 10. Che oltre alla Didattica A Distanza adesso abbiamo anche la Didattica Integrata, a Distanza. Che a noi le cose complicate ci piacciono, ci fanno sentire più in gamba.

Che i mezzi di trasporto non possono essere affollati dai ragazzi, sia chiaro!

E mi raccomando, appena varcato il cancello della scuola, ragazzi, rimanete sempre ben distanziati, le mascherine sempre su, anche mentre fate sport che per una mascherina non è morto mai nessuno e non passatevi le penne, i fogli, i gessetti. Se qualcuno si dimentica l’astuccio, fatti suoi, rimane al banco e guarda, nei protocolli di sicurezza non c’è scritto che le penne possono essere igienizzate con un comune disinfettante e passate al compagno di banco.

Gli zaini non si devono assolutamente toccare, a scuola, ma fuori dalla scuola sì, fuori dalla scuola tutti gli oggetti si possono toccare, ci si scambia le penne anche in ospedale e il denaro ovunque. Ma a scuola no, i fogli con i compiti vanno isolati e messi in quarantena per 48 ore, almeno, prima di essere ripresi.

Perché a scuola si prendono il virus, i ragazzi si contagiano e lo portano a casa e poi i nonni muoiono. Vuoi far morire tuo nonno?

Ma non vi preoccupate ragazzi, la prova scritta di italiano e matematica della maturità l’abboniamo per quest’anno e forse anche per l’anno prossimo. Che tanto sappiamo già che non avete imparato nulla.

Questi sono stati più o meno i ragionamenti del mostro. Pensieri che il mostro è riuscito a inculcare molto bene anche nelle nostre menti. Perché questo è un mostro davvero malefico; fa fare a noi quello che in realtà vuole fare lui, senza che lui faccia un bel niente. Ed è per questo che fino ad ora ha avuto sempre vita molto facile.

Dovevo partire dalla fine e invece ho descritto l’inizio, quando è comparso questo virus di cui non si sapeva nulla, ma proprio nulla, ma solo di una cosa tutti erano già certi, una di quelle verità assolute che non è possibile mettere in discussione, MAI. Le scuole sono ambienti pericolosissimi per la diffusione del virus, è necessario applicare dei protocolli molto severi e stringenti, dei protocolli speciali, unici nel loro genere e mai visti in nessun altro luogo di lavoro.

In ufficio avete mai messo i documenti in quarantena? Nei supermercati, i pacchi della pasta sono mai stati messi in quarantena prima che il cliente li prendesse dallo scaffale per porli nel carrello e poi dal carrello, al nastro e dal nastro al lettore e dal lettore nei sacchetti della spesa?

E più questi protocolli sono complicati e di difficile applicazione tanto più sono efficaci. Però devi riuscire a metterli in pratica altrimenti non vale, altrimenti la diffusione del contagio continua ed è colpa della scuola o meglio di chi nella scuola non è riuscito a osservare scrupolosamente il protocollo se il virus continua a diffondersi e i nonni continuano ad ammalarsi e a morire. – Questi ancora i ragionamenti del mostro, ancora una volta inculcati nelle nostre menti -.

Questo in breve è stato l’inizio, la PRIMA STAGIONE direi, per rimanere in assonanza con la terminologia filmografica.

Poi, quando è arrivato il vaccino e maggiori disponibilità di tamponi e con loro anche il certificato verde è iniziata la SECONDA STAGIONE.

Quella dei conti dei giorni, dei test antigenici o molecolari, dei positivi e dei negativi, dei certificati di guarigione, delle quarantene differenziate, degli isolamenti, dei protocolli che variano in continuazione. In questa scuola si fa così e in quell’altra cosà, la circolare è la stessa ma le interpretazioni diverse, tante quanto il numero dei presidi.

Ma nel dubbio sempre meglio far partire la DAD il prima possibile, e dopo la DAD della classe qualche giorno di disinfestazione generale per l’intera scuola non guasta mai, che siamo già stati troppi giorni aperti; non vedete che i contagi risalgono? Volete ammazzare i vostri nonni? – Questi sono sempre i pensieri inculcati nelle nostre teste dal mostro-.

E nelle chat di classe dei genitori:

Ma il tampone rapido della farmacia vale? Ma giorno 0 a partire da quando? Dalla comparsa dei sintomi? Dall’ultimo contatto? Ma tuo figlio era in classe quel giorno?

Se esci adesso al drive-in non trovi nessuno.

Ieri ho fatto 10 ore di coda in attesa per fare il test, come un viaggio Milano-Pescara andata e ritorno.

Io ho fatto questo, io ho fatto quello.

C’è un secondo caso positivo in classe, dicono; mio figlio no; mio figlio no; il mio nemmeno; ma perché non ce lo dicono prima cosi evito di fare a mio figlio un secondo tampone, ed una seconda coda?

Allora siamo tutti in DAD?

Aspettiamo la comunicazione della scuola .

Ma io comunque volevo dire che mio figlio non va in DAD perché si è vaccinato.

Mio figlio anche si è vaccinato, ieri ha fatto la seconda dose!

Ma come sono bravi i nostri bimbi!

A seguire foto del bimbo con il certificato di bimbo coraggioso entrato a far parte del team dei super-eroi.

E poi a dicembre del 2021, quando i dati epidemiologici davano evidenza che il virus dopo quasi due anni era ormai mutato a forme più lievi (evoluzione del tutto inattesa e che ha colto impreparato il nostro mostro) alcune classi di alunni hanno dovuto salutare i propri insegnanti. Quelli che li avevano seguiti e accompagnati fino ad allora, fin dall’inizio di questo incubo e anche prima.

SC: Adesso? Perché, adesso, non possono più insegnare? Ma questi insegnanti non erano quelli che si controllavano regolarmente con i tamponi ogni due giorni?

M: Si, ma il tampone non è affidabile.

SC: Come non è affidabile ?! E allora quando TIZIA è risultata positiva senza sintomi è rimasta isolata 10 giorni nella sua cameretta, per niente?! E’ stato un errore? E tutta la classe è andata in DAD, per sbaglio?

M: La verità è che questi insegnanti sono egoisti, perché lo ha detto anche il Papa: vaccinarsi è un gesto d’amore e loro non hanno voluto farlo. Il vaccino era ed è anche oggi gratis e loro lo hanno rifiutato e allora adesso, nonostante tutte le spinte che gentilmente gli ho fatto prima, adesso mi spiace, ma io questa volta gli dò un bel calcio in quel posto lì e li sospendo.

SC: Ma ormai la pandemia sta terminando che senso ha che si vaccinino adesso, che volgiamo verso la primavera?

M: Cosa importa a me della pandemia, il vaccino è nei freezer ed io lo devo usare, whatever it takes ed anzi… visto che questi egoisti di insegnanti non si vaccineranno lo stesso, adesso mi invento pure il green pass “rafforzato” che chi ha fatto due dosi magari e più predisposto a farne uno terza, questo vale anche per i minori ovviamente che tanto una puntura in più, cosa importa. Usiamo Moderna anche per loro!

SC: Ma Moderna non è consigliato per i giovani…

M: Ma cosa importa?! Te l’ho già detto che devo svuotare i freezer, e nel freezer ho Moderna, quante volte te lo devo ripetere ?!

Per la terza dose però non posso mica aspettare sei mesi come previsto dal bugiardino, poi l’emergenza finisce e il booster non lo fa più nessuno, riduciamo a 4 mesi, dai.

Questi i pensieri del mostro (M) che però adesso, non so se ve ne siete accorti, comincia a mostrare di più il suo vero volto e non riesce a convincerci proprio del tutto, lo spirito critico (SC) sembra fare capolino con qualche timida domanda.

Il 31 marzo l’emergenza finisce ma ci sono ancora alcuni vaccini non scaduti nei freezer. Verrà istituita una unità per terminare la campagna vaccinale. Per proteggerci per l’estate, forse.

Gli insegnanti non vaccinati rientreranno a scuola solo se negativi ai tamponi ogni due giorni, ma sarà impedito loro di svolgere attività didattica e di avvicinarsi ai ragazzi, faranno attività di supporto, non si sa quali attività, forse anche nulla, quello che importa è che abbiano la lettera scarlatta impressa sullo sguardo dei colleghi e di tutta la scuola.

Che chi non si è vaccinato doveva morire ed invece non è morto e se non è morto lui sicuramente ha fatto morire qualcun altro. – Questi ovviamente sempre i pensieri del mostro che riesce ancora a fare breccia nelle nostre menti-.

Le mascherine rimangono fino a fine anno, il distanziamento pure, perché è finita l’emergenza ma a quanto pare è nato un nuovo ordine fondato sul distanziamento, sul volto negato, sulla paura che il virus ritorni, sulla paura di essere puniti, esclusi, umiliati se si osa pensare e agire diversamente; non avete visto la fine dei docenti che non si sono vaccinati? Non avete visto cosa sta succedendo ora ad altri docenti che anch’essi hanno osato offrire una lettura diversa rispetto a quella ufficiale sull’attuale conflitto URSS-UCRAINA?

E quindi sì, il 31 marzo finisce l’emergenza ma le restrizioni rimangono, dicono che le hanno tolte (alcune) ma in realtà sono solo sospese pronte per un prossimo ritorno, questa volta anche senza emergenza.

Che il mostro è morto ma per finta, che la seconda stagione si sta per concludere ma già si prepara la terza.

Cosa succederà nella TERZA STAGIONE? Il mostro tornerà a farsi vivo? I nostri eroi riusciranno questa volta a sconfiggerlo definitivamente?

Ma soprattutto, “eroi”, avete capito chi è o meglio cosa è il mostro?

Perché la partita si gioca tutta qui! Perché se non si comprende bene chi è o meglio cosa è il mostro, il mostro rimarrà in vita e invece di combattere il mostro finiremo per combattere qualcosa o qualcuno che mostro non è o più semplicemente finiremo per fare la guerra tra di noi che mostri non siamo.

Vi avverto, il mostro è molto insidioso, ha un talento speciale, un super-potere che lo rende quasi infallibile: quello di annidarsi nelle nostre menti. Per questo bisogna fare attenzione e rimanere vigili.

Io, il mostro, per oltre quarant’anni ho sempre pensato che non esistesse, e invece esiste: è servita questa pandemia a farmelo vedere. E ve lo dico, anche se so che non crederete fino a quando non lo vedrete con i vostri occhi. Ma devo mettervi in guardia. Abbiate fiducia, sappiate che c’è.

E vi dico anche che vederlo non rende meno faticosa la via, ma è sufficiente affinché tutto assuma un altro sapore, un altro gusto, un altro senso. Ed è tutto un ALTRO vivere.

Perché quando vedi il mostro, nello stesso tempo prendi consapevolezza di un’altra cosa che non si vede ma che c’è e che è esattamente l’opposto del mostro.

Beh… adesso non ditemi che non avete ancora capito chi è il mostro!

27marzo2022

La storia di mia figlia, che gioca a volley ma che non potrà disputare un torneo: per 13 giorni lei sarà “letale”

Riceviamo e pubblichiamo la seguente testimonianza che ci ha colpito.

Vi parlo della storia di una ragazzina che gioca a pallavolo, la sua passione: ha avuto il Covid-19, ha dovuto fare poi una dose con la promessa che sarebbe stata “apposto” per un anno: “mamma lo faccio, così per un anno non ci pensiamo più”.

Il 17 di Aprile, invece, dopo sei mesi, le scade il Green Pass rafforzato, obbligatorio fino al 30 di Aprile per gli sport al chiuso (secondo il nuovo Decreto): no il tampone non basta, nemmeno dopo la fine dello Stato di Emergenza.

Dal 1 Maggio tolgono il Green Pass rafforzato.

Peccato che il 25 Aprile la ragazzina ha il torneo provinciale per il quale si è allenata tutto l’anno e ha dovuto fare persino le selezioni lontano dalla sua città.

Sulla base della letteratura scientifica e dei pareri dati da alcuni pediatri i genitori non vorrebbero farle il booster.

Nonostante il legittimo diritto dei genitori di non farle fare il booster, per partecipare a questo torneo, a cui ha tutto il diritto di partecipare, lei dovrebbe farlo per soli 13 giorni.

PERCHÉ LA RAGAZZINA

(che ha avuto il Covid e fatto una dose di vaccini sei mesi prima)

IN QUEI TREDICI GIORNI PUÒ ESSERE LETALE PER GLI ALTRI, E DOPO QUEI TREDICI GIORNI NON LO È PIÙ?

Perché poi non serviranno neanche i tamponi.

Bene io penso, con sincera umiltà, che qualsiasi persona dotata di un minimo di capacità di ragionamento e di logica possa sinceramente capire.”

————

Ricordiamo che è stato fatto uno studio, sui minori che hanno potuto fare sport durante la pandemia, che ha scagionato lo sport.

Ne abbiamo parlato varie volte. Per esempio qui:

https://gocciaagoccia.net/…/rinunciare-allo-sport-non…/

E abbiamo anche scritto al garante per l’infanzia per abolire il green pass rafforzato per i minori:

https://gocciaagoccia.net/…/abolere-subito-green-pass…/

https://www.gazzettaufficiale.it/…/carica…/originario…

26marzo2022

Bombe al confine! La guerra è vicina… oppure è tornata l’infodemia?

Di Davide Simone, giornalista, consulente di comunicazione e storiografo, Francesca Capelli, scrittrice, sociologa, ricercatrice, Sara Gandini, Epidemiologa e biostatistica

Quando i media sottolineano con enfasi che la Russia ha colpito una base nemica a pochi km dal confine polacco, quando parlano di attacco alle porte dell’Europa e della Nato, quando un giornale come Repubblica scrive: “Ucraina, attacco a Ovest. Mosca porta la guerra al confine della Nato”, lo scopo è forse alzare il livello della tensione (per motivi politici o per “fare cassetta”), sottoponendo l’opinione pubblica a una pressione sempre maggiore, facendole addirittura pensare al rischio di una Terza Guerra Mondiale, all’olocausto termonucleare.

Si parte cioè da una notizia vera, e in questo caso di per sé poco rilevante (in guerra è logico e normale attaccare le basi nemiche, indipendentemente dalle loro coordinate), ma se ne altera, con destrezza e in modo orchestrato, la forma.

Sono esempi di “mal-informazione” o, a seconda delle interpretazioni, di propaganda “grigia” (come peraltro gli allarmismi di qualche giorno fa sul presunto “attacco” alla centrale nucleare di Zaporižžja, quando invece era stato colpito un edificio amministrativo a quasi 200 metri di distanza), purtroppo sperimentato nei due anni di pandemia-sindemia.

L’infodemia spettacolaristica e distorsiva, l’infotainment nella sua declinazione più disturbante, paiono insomma tornati. Anzi, non hanno mai concesso tregue, solo cambiato argomenti.

Possiamo addirittura parlare di edu-infotainment, perché queste notizie, oltre a creare nello spettatore una dipendenza malsana da quello che diventa un vero e proprio “genere” (inteso come dispositivo che permette l’autopòiesis del discorso), hanno anche un obiettivo pedagogico: disciplinare, ridurre al silenzio che fa domande, umiliare le voci eterodosse. Come pure sembra tornare la polarizzazione, il rifiuto di ascoltare le ragioni dell’altro con pazienza, senza trascendere e demonizzare, senza affibbiare etichette. Senza urlare. Ed essere dalla parte degli ucraini, in questo frangente, non è sufficiente. Bisogna rinunciare all’equilibrio e alla razionalità analitica, per non essere accusati di alto tradimento e di essere personalmente responsabili delle nefandezze della guerra. Se due anni fa abbiamo creduto che la Sars-cov2 potesse contagiarci attraverso l’aerosol creato dallo sciacquone del water, oggi crediamo che un missile russo può entrare in una casa ucraina facendo solo un buco nel soffitto e conficcarsi direttamente in quello stesso water senza esplodere e senza radere al suolo l’isolato.

Nel frattempo, in questi due anni, la gamma di quelle che vengono indicate come “bufale” si è allargata. Le “fake news”, le informazioni non-vere o solo parzialmente vere, sono un universo composito e vastissimo. Strumenti concepiti, sviluppati e veicolati da e attraverso modalità spesso diverse, tanto da rendere obbligatoria una classificazione molto più articolata e specifica.

Come difenderci? L’unica strada è non rinunciare all’esercizio critico del pensiero che, come ci ricorda Hannah Arendt, non ha a che vedere con l’accumulazione di conoscenze ma con la capacità di distinguere il bene dal male.

Grazie a I blog del Fatto Quotidiano per l’ospitalità

Il pezzo completo qui:

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/ucraina-con…/6534665/

25marzo2022

Mascherine a scuola. Ancora?

È uscito un nuovo enorme studio, non ancora “per reviewed”: 599,314 bambini tra i 3 e gli 11 anni, che studia in particolare l’uso della mascherina a scuola e ha un disegno sperimentale innovativo.

Non è uno studio randomizzato ma hanno utilizzato un disegno quasi sperimentale
confrontando i risultati tra bambini con obbligo di mascherine e bambini senza tenendo conto dell’età.

L’obbligo dell’uso della mascherina a scuola non è stato associato a una minore incidenza di SARS-CoV-2 o di trasmissione del contagio.
Conferma quindi lo studio randomizzato danese.

Le differenze in termini di incidenza e trasmissione tra i bambini dell’ultimo anno di scuola materna e i bambini del 1° anno di istruzione primaria non sono stati trovati statisticamente significativi.

Invece, come mostriamo da tempo, è stata confermata una correlazione del contagio con l’età che è il fattore più importante per spiegare il rischio di trasmissione tra i bambini che frequentano la scuola.

Le evidenze a favore dell’uso delle mascherine nelle scuole per ridurre la diffusione del Covid non sono “conclusive”. Un importante studio inglese non ha fornito evidenze chiare di un impatto statisticamente significativo. Lo studio includeva i risultati di 123 scuole in Inghilterra che hanno usato mascherine e confrontati con altri che non l’hanno fatto durante l’onda Delta di Covid. Ne ha parlato il governo inglese e noi su un pezzo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano.

Soprattutto ora che viene confermato che omicron comporta un rischio significativamente ridotto di malattia grave e siamo tra i paesi con più elevata vaccinazione, dovremmo pensare alla difficoltà di tenere bambini e ragazzi tante ore fermi al banco con la mascherina. A due anni dall’inizio della pandemia.

Orizzonte Scuola manda un sondaggio riguardo a questo tema, partecipate:

https://www.orizzontescuola.it/via-le-mascherine-in…/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34419199/

https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=4046809

https://twitter.com/VPrasad…/status/1502456414299570179…

https://www.thelancet.com/…/PIIS0140-6736(22…/fulltext

https://gocciaagoccia.net/2022/01/22/mascherine-forever/

20marzo2022

Ultimi provvedimenti giudiziari in merito alla sospensione lavorativa (e retributiva) per i lavoratori non adempienti all’obbligo vaccinale

di Elena Dragagna, Avvocato, Sara Gandini, epidemiologa

Con tre provvedimenti monocratici del 4 marzo scorso, la dott.ssa Maddalena Filippi, Presidente del TAR del Veneto, ha ripristinato, in via cautelare, la retribuzione a tre poliziotti della Questura di Padova che erano stati sospesi dal servizio per non avere assolto all’obbligo vaccinale. L’udienza collegiale per la trattazione della domanda cautelare è prevista per il 23 marzo.

Come si legge nei provvedimenti, il Giudice ha ritenuto di accogliere la misura cautelare richiesta considerando che “la gravità del pregiudizio derivante dalla preclusione assoluta alla percezione dello stipendio… integri una situazione di estrema gravità ed urgenza, requisito necessario… per la concessione di una misura cautelare monocratica”.

Non è il primo provvedimento che, nel ripristinare il diritto alla retribuzione (o della stessa prestazione lavorativa) dei lavoratori sospesi in quanto non vaccinati (seppure in questo caso in via cautelare e in attesa di conferma da parte dell’organo collegiale), evidenzi la gravità della misura applicata e l’urgenza di disapplicarla.

Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Velletri, nel dicembre scorso, aveva riammesso al lavoro, prima con provvedimento cautelare e poi con sentenza, un’operatrice sanitaria sospesa in quanto non vaccinata, evidenziando “la rilevanza costituzionale dei diritti compromessi (dignità personale, dignità professionale, ruolo alimentare dello stipendio)”.

E ancora. Il TAR del Lazio in composizione monocratica, con tre decreti del 2 febbraio scorso (i decreti cautelari 721, 724 e 726), ha ripristinato in via cautelare la retribuzione in favore dei ricorrenti, tre dipendenti del Ministero della Giustizia, ritenendo la necessità di valutare la costituzionalità della norma che impone l’obbligo vaccinale.

Nel provvedimento il Giudice ha evidenziato che “in relazione alla privazione della retribuzione e quindi alla fonte di sostegno delle esigenze fondamentali di vita, sussistono profili di pregiudizio grave e irreparabile, tali da non tollerare il differimento della misura cautelare sino all’esame collegiale”.

Sempre il TAR del Lazio, con il decreto cautelare n. 919 del 14 febbraio 2022, ha sospeso, in attesa della trattazione collegiale (fissata per il 16 marzo), i provvedimenti di sospensione dell’attività lavorativa di diversi dipendenti del Ministero della difesa. I ricorrenti proponevano la questione di costituzionalità relativa all’art. 2 del decreto legge n. 172 del 26.11.2021 (poi convertito in legge) che prevede l’obbligo vaccinale per il personale del comparto di difesa e di sicurezza.

Con l’ordinanza n.1234/2022 il TAR del Lazio in composizione collegiale, su ricorso di dipendente del Ministero della Giustizia, ha imposto al Ministero stesso di versare metà della retribuzione al dipendente sospeso in attesa dell’udienza pubblica di merito prevista per il 6 maggio.

Come si legge nell’ordinanza, il TAR ha ritenuto necessario un “approfondimento di merito, in relazione ai profili di doveroso bilanciamento di valori costituzionali, tra la tutela della salute come interesse collettivo – cui è funzionalizzato l’obbligo vaccinale – e l’assicurazione di un sostegno economico vitale – idoneo a sopperire alle esigenze essenziali di vita”.

Per questo e considerato che “nel caso di sospensione dell’attività di servizio per mancata sottoposizione alla somministrazione delle dosi e successivi richiami” è prevista “la privazione integrale del trattamento retributivo” il TAR ha ritenuto “di accogliere l’istanza cautelare, nel senso che al ricorrente sia corrisposto un assegno alimentare pari alla metà del trattamento retributivo di attività”.

Infine, il TAR della Lombardia, con l’ordinanza n. 192 del 14 febbraio, nel procedimento promosso da una psicologa contro il relativo Ordine professionale, ha dato atto di avere sollevato – con separata ordinanza – la questione di illegittimità costituzionale della normativa sull’obbligo vaccinale nella parte in cui, in caso di inadempimento dell’obbligo stesso, è prevista “l’immediata sospensione dall’esercizio della professione sanitaria”.

In via cautelare il TAR stesso ha sospeso parzialmente il provvedimento di sospensione dell’attività lavorativa, limitandolo alle prestazioni “che implicano contatti interpersonali o comportano… il rischio di diffusione del contagio”; saranno dunque permesse, alla psicologa ricorrente e in attesa che si pronunci la Corte Costituzionale, tutte le attività lavorative non implicanti contatti interpersonali – in pratica il telelavoro.

***

I provvedimenti citati si pongono, dunque, in un’ottica di bilanciamento dei diritti in gioco, cui non si sottrae il diritto alla salute, non essendo esso stesso diritto “tiranno” – come ebbe a dire già la Corte Costituzionale nella famosa pronuncia n.85 del 2013 relativa al caso Ilva.

In particolare, quando si parla di lavoro e specificamente di retribuzione, non va dimenticato che la finalità della stessa – come ci dice l’articolo 36 della Costituzione – è quella di “garantire un’esistenza libera e dignitosa” ai lavoratori stessi e alle loro famiglie.

La sospensione, per chi non ottemperi all’obbligo vaccinale, dell’attività lavorativa e della relativa retribuzione, contrasta dunque con la citata disposizione, così come con l’articolo 32 della Costituzione che prevede come limite espresso ai trattamenti sanitari, quando resi obbligatori per legge, il rispetto della persona umana.

Togliendo la possibilità di esercitare l’attività lavorativa e di percepire la relativa retribuzione ai lavoratori sospesi, si toglie loro la possibilità di vivere liberamente e dignitosamente; viene in sostanza meno il rispetto della loro persona, della loro dignità, oltre che della dignità della loro famiglia, che anche (o a volte solo) grazie a quell’entrata economica trova sostentamento. Né si può fare a meno di osservare che togliere i mezzi di sussistenza attenta anche allo stesso diritto alla salute: intesa come salute fisica, psichica e sociale.

I provvedimenti giudiziari citati si propongono, fortunatamente, di ripristinare la tutela della dignità dei lavoratori ricorrenti.

Aggiungiamo che, mancando personale, non si capisce il razionale di sospendere gli infermieri vaccinati con ciclo completo e poi infettati che pretendono di aspettare a fare la terza dose, come d’altra parte è previsto per il resto dei cittadini. Per fortuna almeno gli infermieri cominciano a ribellarsi perché da eroi durante la pandemia sono diventati velocemente dei traditori e rischiano la sospensione pur essendosi vaccinati e, inoltre, aver contratto la Covid-19.

Come scrivevamo in un precedente articolo sul blog del fatto, queste decisioni ci pare che abbiano ben poco a che vedere con scelte sanitarie. A noi paiono vere e proprie punizioni per riportare all’”ordine”.

Grazie a I blog del Fatto Quotidiano per la pubblicazione

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/covid…/6522861/

Riferimenti:

https://www.eventiavversinews.it/verso-labolizione-delle…/

https://www.rainews.it/…/no-vax-covid-Infermiera-no-vax…

https://www.adnkronos.com/lavoratore-no-vax-sospeso-per…

https://www.diritto.it/militari-no-vax-sospesi-dal…/

https://www.pmi.it/…/obbligo-vaccinale-tar-ai…

https://www.adnkronos.com/obbligo-vaccinale-sanitari-tar…

https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia…

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/covid-ai…/6507286/

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e…/articolo.php…

19marzo2022

Perdere la fiducia

Di Ilaria Durigon, fondatrice di Lìbrati. La Libreria delle donne di Padova

Ora che la pandemia è agli sgoccioli si aprirà, spero, uno spazio di verità per analizzare ciò che accaduto, senza tabù e paraocchi. Senza fedi cieche.

Tra tutte le analisi attese, la più importante e rivelatrice sarà quella sugli eventi avversi al vaccino. Essa, più di tutte, getterà nuova luce su questi mesi e sui principi che hanno guidato la politica nella scelta delle misure adottate: aumento del potere in chiave autoritaria e diminuzione della spesa pubblica a vantaggio di imprese private. Tutto il contrario cioè del principio di tutela della salute delle persone.

Per molte persone – statisticamente troppe (?) – vaccinarsi è stato il contrario della salute.

Anche io ho avuto – e ho tuttora – la mia personale esperienza: a inizio gennaio – il 3 per la precisione – ho fatto la terza dose (motivata unicamente dal gp in scadenza) e non mi sono ancora ripresa. E, informandomi presso medici tra cui il mio medico di base e tra le mie conoscenze (dirette) per cercare di capire cosa fare e quanto avrei dovuto aspettare per tornare a star bene, ho scoperto essere un’esperienza diffusissima. È “sicuro”, mi chiedo, un vaccino che fa star male le persone per settimane/mesi? (Per persone, è importante sottolinearlo, mi riferisco soprattutto alle giovani donne che, neanche a dirlo, anche in questo caso sono quelle statisticamente più colpite dagli eventi avversi, che più di tutte cioè si sono dovute sacrificare per il “bene della collettività”. E le femministe? Zitte).

In questa mia esperienza, la cosa più sconcertante non è stata lo svelamento di un potere che mente per ragioni politiche ed economiche, quanto piuttosto la rilevazione degli effetti mentali, sociali ed emotivi di questo potere, visibili nella reazione delle persone a cui l’ho raccontato. Per la maggior parte, è stata di negazione o banalizzazione della mia esperienza con risposte che vanno dalla testimonianza che nei loro casi non c’era stato alcun effetto avverso, né ‘per i loro zii, amici e parenti tutti’; o che certamente stavo confondendo semplice (e inevitabile) stanchezza con l’inoculazione; che dovevo avere in mente quelli che il Covid lo avevano preso e – in qualche modo – dovevo stare zitta e portare pazienza. Un miscuglio di individualismo cieco, fede acritica e mancanza assoluta di sensibilità politica e giuridica (oltre che interpersonale…).

Questo muro eretto in nome di una fiducia cieca nei confronti del potere, e della scienza al servizio del potere, getta ombre spaventose sul futuro. Molto più che il potere stesso.

Io non ho mai avuto una fede assoluta, ma fiducia sì, ho creduto in chi mi ha detto che ‘un paio di giorni, massimo una settimana e torni come prima’, medici e scienziati; ecco: di loro non mi fido più.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante fiore e natura

18 marzo 2022

CUORE VISIONARIO E METAFORE

di Emanuela Nava, scrittrice

Per la simbologia il cuore non può essere ridotto a sola dimora dei sentimenti. Il cuore è invece la sede della mente superiore, dell’intuito, dell’immaginazione. È l’oro alchemico, è il sole del microcosmo che irradia la luce. È anche il centro vitale, La sede del calore che anima la vita. La conoscenza intuitiva, quella che nasce dal cuore, è quindi infallibile perché immediata.

Così, dove invece la ragione può sbagliare perché riflette, come la luna, una luce non sua, viene in soccorso il cuore visionario, capace di sciogliere le trame che ingarbugliano la nostra vita.

C’è tanta bellezza nel mondo, c’è tanta bellezza nelle storie: c’è tanta bellezza dentro ognuno di noi.

C’è l’oro, ma anche l’argento. L’argento è il migliore conduttore di elettricità e calore fra tutti i metalli. È pesante e prezioso. Può essere lucidato fino a brillare. L’argento suona.

Ma l’argento in natura si trova soprattutto nel piombo. Così come ci insegnano le storie.

Ecco perché, davanti agli eventi dolorosi della vita, l’abbandono, la malattia e la morte, le storie luminose che nascono dall’immaginazione attiva, dall’ascolto interiore, diventano metafore potenti capaci di affrontare i mostri che vivono dentro di noi.

Ma le metafore, tanto potenti nel loro linguaggio simbolico, possono anche far ripiombare nel buio se, invece di riuscire ad allontanarli grazie a riti apotropaici, permettono, con un linguaggio ambiguo, che quegli stessi mostri si moltiplichino.

Distanziati, mascherati, colpevolizzati, i bambini e i ragazzi, insieme a tutti gli anziani lasciati soli negli ospedali, sono stati le vittime più sofferenti della paura covid degli ultimi due anni.

Ciò che il virus non ha fatto, lo ha causato la narrazione del terrore che ha trovato nei bambini e nei ragazzi un formidabile capro espiatorio. Per salvare i nonni, è stato infatti detto loro che bisognava che prestassero molta attenzione a non infettarsi. E se poi un nonno si ammalava davvero e moriva, come accade da che mondo è mondo? Cosa sarebbe accaduto? Il bambino avrebbe portato sulle spalle il peso di una colpa che non aveva. Strano che gli adulti non abbiano pensato che i traumi, che i bambini sembra che superino bene da piccoli (non a caso sono stati chiamati troppo spesso piccoli eroi), possono tornare in modo molto violento nei primi anni dell’adolescenza, come i terribili suicidi e le crisi psichiatriche moltiplicate negli ultimi mesi testimoniano.

Tornando alla bellezza luminosa delle storie e al loro potere taumaturgico, desidero segnalare “Drommi vince la paura”. Illustrato da Emanuela Bussolati e inserito nella collana “Storie al Quadrato” di Carthusia, diretta da Patrizia Zerbi. Si tratta di uno dei tanti albi della stessa casa editrice, che ho avuto la fortuna di scrivere. Albi con animali protagonisti che affrontano argomenti dolorosi in chiave metaforica, senza mai nominare in modo realistico il problema di cui si parla.

Scritto come gli altri, dopo intensi ‘focus group’ a cui vengono invitati bambini, genitori, psicologi e medici, “Drommi vince la paura” racconta il lockdown e il timore per il virus invisibile, ambientando il racconto nel deserto, “in una bella oasi verde, circondata da dune di sabbia rossa, dove, quando soffia il vento celeste, le dune sembrano mezzelune o stelle… Ma un brutto giorno soffiò il vento grigio e un’ombra enorme oscurò il cielo…”

Inizia così la storia di Drommi, un piccolo dromedario, deciso ad affrontare quella Ombra Scura che ha allontanato i nonni e spaventato così tanto i suoi genitori. Grazie a una bella illuminazione che gli farà comprendere che a volte anche le Ombre Scure possono spaventarsi, Drommi allontanerà con forza d’animo, lealtà e formidabile coraggio la paura. “E torna a giocare con gli altri piccoli dromedari, con gli struzzi dal lungo collo e con le antilopi dalle belle corna, mentre soffia il vento celeste e l’oasi si riempie di voci liete.”

Non è un caso che la parola coraggio venga da “cor cordis”, cuore. E formidabile da “formido”, timore. E che il coraggio sia dato solo a chi, pur spaventato, non si tira indietro davanti alle prove immeritate della vita, così come ci hanno sempre insegnato le fiabe tradizionali, metafore potentissime, troppo spesso censurate dalla nostra riflessione lunare.

Attenzione quindi sempre, tornando alla realtà, alla potenza delle metafore, perché, se è vero che, in casi eccezionali, una mascherina può proteggere, portarla sempre, soprattutto a scuola, rischia di diventare un bavaglio che maschera parole, ispirazioni, emozioni, gioia, empatia, condivisione. Così come il saluto con il pugno può diventare solo una forma di lotta e il distanziamento una precauzione che invece di produrre salute, finisce per moltiplicare l’ansia, rischiando di far ammalare la mente prima del corpo.

Le storie al quadrato di Carthusia, piccole grandi psicomagie, che hanno toccato negli anni gli argomenti più delicati: dalla radioterapia alla violenza in famiglia, dai genitori in carcere alla neonatalità, dalla fibrosi cistica alle mamme con la sclerosi multipla, dalle malattie metaboliche alla leucemia e per ultimo al lockdown, sono quasi un esercizio di equilibrismo: chi è direttamente coinvolto riconosce infatti nella storia il suo percorso, chi non lo è riconosce nel protagonista il coraggio necessario per affrontare i formidabili mostri che popolano la sua immaginazione.

Questo il motivo per cui gli stessi libri, dopo il primo percorso privilegiato, corredato da un apposito pieghevole, trovano spazio sugli scaffali delle librerie, senza che nessuno, a meno che non ne riconosca il logo sulla quarta di copertina, possa dire quali siano state le motivazioni, nascoste dalle luminose metafore, che hanno portato a scriverli.

http://www.emanuelanava.it/

17marzo2022

L’Austria sospende l’obbligo vaccinale! E nel resto d’Europa?

di Luciana Apicella, giornalista

Il Governo austriaco ha sospeso l’obbligo di vaccinazione contro il Covid-19 che sarebbe dovuto entrare in vigore il 15 marzo per tutti i cittadini over 18 (1). La decisione è stata presa nell’ottica di condurre il Paese verso una ritrovata normalità: sarà possibile applicare nuove restrizioni laddove emerga la forte circolazione di una nuova variante, se considerata più pericolosa, o se vi sia il rischio di pressioni sul sistema sanitario. Le attuali misure scadranno il 20 marzo, poi rimarranno alcune restrizioni, come l’utilizzo di mascherine nel trasporto pubblico o la necessità di mascherina e test in luoghi dove siano soggetti vulnerabili (ad esempio nelle case di riposo o negli ospedali). In Austria è vaccinato il 70% della popolazione. Unica nota: il green pass potrà essere reinserito senza una nuova legge ad hoc, ma con un semplice automatismo, il che rende l’Austria un’anomalia che si colloca più o meno tra il caso Italia e il resto del mondo. Sebbene possa apparire un passo avanti enorme rispetto alla situazione italiana, la minaccia di nuove restrizioni può essere usato come dispositivo disciplinatore sui cittadini, che possono essere dissuasi, per esempio, da organizzare marce di protesta con la paura che gli assembramenti producano un aumento dei contagi e portino a nuove restrizioni. Oppure si può tagliare sulla sanità pubblica e i posti letto in ospedale facendo pesare sulla popolazione la responsabilità di non ammalarsi e non esercitare pressione sul sistema sanitario.

UK ha detto addio qualche giorno fa a tutte le restrizioni (2). Il Covid è pressoché scomparso dai media: sul Telegraph qualche giorno fa è comparso un articolo in cui si accusavano gli scienziati di avere “perso la loro obiettività” sul Covid, portando all’introduzione di misure tanto drastiche quanto inutili (3). Non ci sono bollettini, non ci sono allarmi: in Italia Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Salute Speranza, ci dice che a Londra la situazione peggiora, ma a Londra nessuno lo sa. Per fortuna pochi sanno anche chi sia Ricciardi.

In Francia l’obbligo di pass vaccinal (l’equivalente del nostro Super green pass) scade il 14 marzo in tutti i luoghi in cui era richiesto (cinema, teatri, ristoranti, ecc). A partire da quella data il pass sanitaire (il nostro green pass base) resterà per ospedali, case di riposo e istituti di accoglienza per disabili (4).

In Spagna da fine febbraio il green pass è pressoché scomparso in quasi tutte le Regioni (5). La Danimarca ha eliminato le restrizioni: anche in questo caso il consulente Ricciardi ci ha comunicato che la situazione si era fatta immediatamente disastrosa in un tweet prontamente sbugiardato dal Ministero della Salute del Paese, che ha invitato il nostro a non diffondere “fake news” (6).

L’Irlanda, passato il picco della variante Omicron, ha abolito quasi tutte le restrizioni: stop a Green pass, distanziamento, e libertà di accedere a luoghi ed eventi al coperto, tra cui cinema e teatri, palestre, bar e ristoranti (7). In Germania tutte le misure saranno eliminate dopo il 20 marzo (😎.

In Italia al 31 marzo il Green Pass sarà “rimodulato” (9) perché il Covid “continua a essere una sfida con cui fare i conti” (Roberto Speranza) e “non si deve abbassare la guardia” (Walter Ricciardi).

Per il momento è tutto.

[1] https://www.br.de/…/corona-news-ticker-vom-07-maerz-bis…

[2] https://www.gov.uk/…/pm-statement-on-living-with-covid

[3] https://www.telegraph.co.uk/…/britains-covid-experts…/

[4] https://www.france24.com/…/20220303-france-to-suspend

[5] https://www.itagnol.com/…/spagna-green-pass-dove-marzo…/

[6] https://www.adnkronos.com/covid-danimarca-contro-fake

[7] https://www.irishecho.com/…/irish-government-lifts-most

[8] https://www.dw.com/…/germany-plans-end-of…/a-60800111

[9] https://tg24.sky.it/…/03/09/green-pass-rimodulato-31-marzo

9marzo2022

Convegno commissione Du.Pre: gli interventi

Il 6 marzo 2022 convegno della commissione Du.Pre, in collaborazione con L’Indispensabile – movimento rivoluzionario, Generazioni Future – società cooperativa di mutuo soccorso ecologico, La Fionda e gli Studenti contro il Green Pass.

Questo è il programma della mattinata:

10:15 – 12:30

PER UNA CRITICA GENERAZIONALE DELLA SORVEGLIANZA

Introduzione di Gabriele Guzzi, moderatore,

intervengono:

Mariano Bizzarri

Geminello Preterossi

Giorgio Agamben

Roberto Cecchetti

Eduardo Savarese

Camilla Scarpa

Studenti Contro il Green Pass Torino

Massimo Cacciari

Interventi della mattinata

6 marzo 2022

Università di Firenze: inaugurazione anno accademico con colleghi sospesi perché senza GP rafforzato

Dal Coordinamento Dignità, Libertà e Diritto al Lavoro dell’Università di Firenze, già firmatario della lettera ai rettori degli Atenei toscani circa l’applicazione del DL n.1 2022
riceviamo e volentieri pubblichiamo

In vista della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Firenze, che si terrà domani lunedì 21 febbraio in Palazzo Vecchio, alla presenza della Ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa, ci sembra doveroso ricordare che in questo momento alcuni dei nostri colleghi hanno ricevuto l’avviso di sospensione dal lavoro perché non in possesso dei requisiti per l’ottenimento del Green Pass rafforzato. L’esclusione dal lavoro senza motivazioni disciplinari e la correlata privazione economica cui stanno andando incontro sono atti fortemente lesivi dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, tenuto anche conto che non sarà loro concesso neanche l’assegno alimentare, erogato perfino a coloro che sono sospesi dal servizio per gravi colpe.

In un momento in cui le curve epidemiche del virus Sars-Cov-2 indicano chiaramente una diminuzione del contagio e la quasi totalità dei paesi europei e occidentali sta abolendo le restrizioni e le misure di distanziamento sociale, i provvedimenti governativi mostrano in modo palese la loro natura vessatoria.

L’Italia ha urgente bisogno di tornare a livelli accettabili di vita civile, economica, scientifica e culturale. Tutto questo non può prescindere anche da un ripristino della vita accademica, che è basata per sua più intima natura sulla libertà, sul confronto e sull’apertura al più ampio pubblico dei suoi spazi fisici. Al contrario, le difficoltà che studenti e lavoratori degli atenei si sono già trovati ad affrontare negli ultimi due anni – legate all’ingresso contingentato in aule, in spazi studio e in biblioteche, all’interruzione dei seminari e alla limitazione degli incontri in presenza – sono adesso inasprite dalle pesanti discriminazioni verso chi non adempie le disposizioni legate al possesso di Green Pass e Green Pass rafforzato.

Non possiamo che auspicare che gli organi decisionali dei nostri Atenei prendano coscienza della gravità della situazione e che l’Università torni quanto prima ad essere luogo di ricerca e scambio di idee fra persone libere.

Solo a queste condizioni pensiamo che sia corretto inaugurare un anno accademico.

Firenze, 20 febbraio 2022

Il blog di Martina Pastorelli

Martina Pastorelli da agosto 2021 ha deciso di dedicarsi all’analisi delle implicazioni etiche, giuridiche, morali, sociali, economiche e politiche prodotte dalla attuale gestione della pandemia. L’intento è di leggere la complessità della realtà per cercare un bene condiviso, dando voce al pensiero critico e mostrando “l’altra storia”: quella che il mainstream ha smesso di raccontare. È così partito #ilpensierochecè.

Qui alcune interviste.

Serena Tinari, giornalista d’inchiesta https://www.martinapastorelli.it/…/vaccini-ai-bambini…/

Andrea Miconi docente di Sociologia dei media

Alessandro Ricci docente di geografia economico politica

E tanti altri. Cercatela anche su Facebook

4 marzo 2022