Il clic che ci abilita alla vita di cittadini

di Guglielmo Gentile, giornalista

A partire dal 6 agosto dell’anno scorso, ci siamo ormai abituati a mostrare un qr code per svolgere attività che fino al giorno prima non erano soggette ad alcuna autorizzazione. Le motivazioni sanitarie con le quali il governo decise di limitare il nostro grado di libertà introducendo l’obbligo di green pass, ovvero quelle di preservare la sicurezza degli ambienti, sono state smentite nel giro di qualche mese dall’ondata di contagi che ha successivamente travolto il paese. Dissero poi che tra gli effetti dell’adozione, ci sarebbe stato un aumento di vaccinazioni.

Ma anche qui la smentita arriva non solo dalla ricerca ResPOnsE Covid-19 dell’Università degli Studi di Milano (1), che ci dice che la quota di scettici è rimasta costante per tutto il periodo preso in esame, ma viene ulteriormente certificata dal confronto con altri paesi come la Spagna, dove senza green pass sono arrivati a quote di popolazione vaccinata decisamente superiori alle nostre.Nonostante l’adozione di questo strumento avesse diverse ragioni per impensierire, il green pass fu accolto da un generale consenso, soprattutto tra le categorie interessate alla ripresa dei consumi e tra i cittadini che speravano in un ritorno alla normalità.

Ma a distanza di 5 mesi purtroppo la ripresa non c’è stata (2), e il paese è ulteriormente piombato in un baratro di crisi, di paure, di ritardi, disservizi, e malfunzionamenti legati anche alle procedure burocratiche necessarie al possesso di questo documento.Oggi facciamo un passo successivo in questa direzione.

Da oggi infatti inizia un percorso che renderà l’esibizione di questo documento obbligatoria per svolgere la quasi totalità delle attività: sarà necessario anche per acquistare un pacchetto di caramelle dal tabaccaio.

Tutti noi siamo ora costretti a esibire il documento per qualunque attività siamo chiamati a svolgere.Non è difficile prevedere un ulteriore spostamento dei consumi verso le piattaforme di e-commerce che intermediano gli acquisti con grave danno non solo dei piccoli commercianti (3), ma anche di tutte quelle produzioni che non reggono la mediazione delle piattaforme. Non è difficile inoltre prevedere un aumento dei costi per la verifica dei pass per i piccoli esercizi; costi che si trasferiranno in parte sui clienti e in parte sui margini di profitto. E a volte la storia sa essere davvero sadica se pensiamo che proprio quelle categorie che ne applaudirono l’adozione saranno le prime ad esserne direttamente danneggiate.

Ma non è difficile anche prevedere tutte le difficoltà che deriveranno anche a tutti i singoli cittadini, ai quali già oggi capita con frequenza di non entrare in possesso del documento in questione per via di ritardi o disservizi burocratici. E si tratta di un’intera nuova burocrazia che è stata scaricata pari pari sulle spalle dei medici di medicina generale, delle ASL, talvolta delle USCA, e che porta via ulteriori risorse a quel sistema sanitario ormai completamente in crisi per via di decenni di tagli.

Abbiamo insomma consentito allo Stato di abilitare la nostra vita di cittadino e eventualmente di disabilitarla con un semplice clic di mouse, e senza nessuna evidenza di efficacia dal punto di vista sanitario.Per il momento questa cosa non sembra impensierirci, visto che pare limitarsi a ledere i diritti di una minoranza che ha deciso di non vaccinarsi e che sembra essere ormai l’unico capro espiatorio di tutti gli errori fin qui commessi. Ma si sa, la storia cambia in fretta: e sarebbe doveroso chiedersi già da ora cosa potrebbe succedere se quel mouse che autorizza le nostre esistenze dovesse finire nelle mani di governi le cui idee non coincidono con le nostre. Quando uno strumento per il controllo dei cittadini viene introdotto, è molto difficile credere che ci possa essere un limite al suo utilizzo. Si comincia già da ora con le indagini di polizia, come recentemente successo a Magonza in Germania (4). Ma poi non si sa dove si finisce.E allora conviene pensarci adesso, prima che sia tardi.

1)https://www.lavoce.info/…/i-vizi-dellobbligo…/…

2) Crollo dei consumi per 56 miliardi dal 2019. È l’allarme lanciato da Fipe-Confcommercio sul settore ristorazione. http://www.italianotizie24.it/ristorazione-crollo-dei…/

3)https://www.osservatori.net/…/ecommerce-acquisti-online…4) https://www.lindipendente.online/…/alla-fine-e…/

22 gennaio 2022

Sciopero bianco

Di Mauro Tassi, professore di filosofia

Quando, era il 6 gennaio, ho letto le nuove regole per la scuola del decreto-legge 1/22, ho avuto un immediato moto di indignazione. Lo avevo provato anche per l’imposizione generale del green pass, ma adesso, come insegnante, sarei diventato io stesso l’esecutore diretto di una discriminazione. Per sfogarmi ho scritto un post sul profilo di Rete nazionale scuola in presenza: “La discriminazione tra studenti vaccinati, che potranno rimanere in classe, e non vaccinati, che dovranno andare in DAD, è inaccettabile. Personalmente se dovesse capitare nelle mie classi, per protesta non farò lezione, rimanendo in aula a discutere della (in)costituzionalità di questo provvedimento governativo e di cosa fare per contrastarlo. Eventualmente, se siamo in un certo numero di colleghi, sono pronto a iniziare anche uno sciopero della fame”. Il post ha avuto un buon riscontro e lì per lì è stata una valvola di sfogo. Solo momentanea.Il caso, o il covid, ha voluto che lunedì 10 in una delle mie quattro classi si siano registrati due casi di studenti positivi. Secondo l’art. 4 del dl 1/22, da quel momento per dieci giorni, tutti gli studenti della classe sprovvisti di certificazione verde rafforzata erano costretti a seguire le lezioni in DAD.

A mio parere, questa norma è incostituzionale sotto diversi profili. Per comprenderlo, bisogna innanzitutto tener presente che già prima del dl 1/22 erano in vigore a scuola regole anti-covid: gli studenti che risultassero positivi e i loro contatti stretti accertati dovevano andare in quarantena e seguire le lezioni in DAD. Dunque la nuova disposizione aggiungeva solo un ulteriore livello di sicurezza, la cui consistenza ritengo del tutto insufficiente a motivare la lesione del preminente diritto allo studio (art. 34 della Costituzione) di alcuni studenti e del principio di uguaglianza nella sua fruizione (artt. 2 e 3 della Costituzione).

Mi sono fatto l’obiezione che anche le disposizioni precedenti discriminavano alcuni studenti rispetto ad altri. Tuttavia, mi è risultato chiaro che lo facevano in base a fatti accertati (tampone positivo, attività ravvicinate), mentre con la nuova normativa si costringe alla DAD solo in base al possesso di un documento, senza nessun fatto che attesti anche solo la probabilità di un maggior rischio di contagio di chi viene conDAD dato rispetto gli altri. Non dimentichiamoci, infatti, che anche i vaccinati possono essere contagiati e contagiare. Ciò significa che si impone un provvedimento punitivo evitando l’onere della prova e assumendo una presunzione di colpevolezza in palese contrasto con l’art. 27 della Costituzione.

Così mercoledì 12 sono entrato nella classe e ho annunciato ai miei studenti che ero in “sciopero bianco” e che pertanto non avrei proseguito con le normali lezioni, cioè avrei sospeso lo svolgimento dei programmi e avrei invece guidato delle non-lezioni collettive, basate su ricerca comune e libero dibattito, su questo problema: la messa in DAD obbligata degli studenti senza green pass è costituzionale? Naturalmente ho spiegato agli studenti le motivazioni di questa scelta. Poi siamo partiti, cominciando con la lettura e la discussione degli articoli della Costituzione più connessi al problema che volevamo affrontare e possibilmente risolvere. A conclusione di questa prima fase, abbiamo messo a fuoco che la base del problema è il conflitto tra due diritti: quello allo studio e quello alla salute. Successivamente abbiamo preso in considerazione esempi di giurisprudenza relativi all’arbitrato di conflitti tra diritti costituzionali: il caso dell’Ilva di Taranto e i casi dei TAR regionali che hanno accolto i ricorsi presentati da Rete nazionale scuola in presenza contro la chiusura delle scuole a causa del covid.

Abbiamo così capito che il criterio da usare per bilanciare diritti contrastanti è quello della “proporzionalità”, nella fattispecie ciò significa che le misure restrittive devono essere proporzionate sia all’entità del rischio alla salute sia all’entità della lesione del diritto allo studio. In altre parole occorre fare un bilancio comparato costi/benefici. Per farlo abbiamo cercato di valutare, in base a statistiche, informazioni ed esperienze personali, il rischio covid sia per gli studenti della classe sia per i loro familiari, ovviamente tenendo conto dell’utilizzo di vaccini e DPI. Al punto cui siamo ora giunti, non ci resta che comparare la stima di questo rischio, che alla fine è risultata molto bassa, con la stima del danno che la DAD comporta sia per il diritto allo studio sia per il diritto all’uguaglianza. Faremo questa comparazione nella prossima non-lezione, ma mi guarderò bene dall’imporre una conclusione unanime o anche solo maggioritaria: lascerò che ognuno sia libero di arrivare alla propria personale conclusione. Per chi fosse interessato, le videolezioni sono fruibile sul canale YT Cinefilosofia del p.T.

https://www.google.com/…/scuola-prof-liceo…/amp.htmlhttps://youtube.com/channel/UCTaBwWQHHiJTXEMfz2UPqiw

21 gennaio 2022

Nessun cittadino ha nessun dovere nei confronti del sistema sanitario, dei medici, degli infermieri o degli oss. NESSUNO e NESSUNO…

Condividiamo questa riflessione de Il chimico scettico e invitiamo a seguire anche quella pagina. Uno dei pochi spazi su Facebook in cui si impara e si pensa in modo libero.

TAKE THIS “DUTY” AND SHOVE IT

Sempre più sento parlare di “dovere nei confronti del sistema sanitario”‘. Vorrei chiarire che, nell’attuale ordinamento italiano, NESSUN cittadino ha NESSUN DOVERE nei confronti del sistema sanitario, dei medici, degli infermieri o degli OSS. NESSUNO e NESSUNO.

Abbastanza chiaro? Sono enti e categorie citate che invece i doveri li hanno, mentre diritti sui pazienti no, non ne hanno. Bel gioco di prestigio, il provare a trasformare diritti in doveri, roba da maghi della truffa. E se un sistema sanitario pubblico pretende qualcosa da me, scusate tanto, preferisco una sanità privata che pago per avere quello che voglio.(Carry on, you wayward sons)

https://www.youtube.com/watch?v=2X_2IdybTV0

2o gennaio 2022

Bambini 0-5 anni. Prossimo target vaccinale?

Di Maurizio Matteoli, pediatra

Abbiamo sempre espresso perplessità riguardo la vaccinazione di massa degli adolescenti prima, dei bambini di 6-11 anni poi, riguardo i soggetti sani senza patologie preesistenti. Le campagne vaccinali per queste fasce di età sono comunque partite con grande dispiego di mezzi. La motivazione principale addotta è la necessità di prevenire le forme gravi, MIS-C in particolare, di una malattia che comunque è universalmente ammesso decorre in maniera lieve nella grande maggioranza dei casi in queste fasce di età in soggetti non affetti da patologie preesistenti. Oggi non viene più ripreso da associazioni pediatriche e media un argomento utilizzato in passato in favore della vaccinazione e cioè l’utilità della stessa per contenere il numero di contagi, specialmente adesso che ci troviamo ad affrontare la variante Omicron.

Da un po’ di tempo però giungono indicazioni, specialmente dagli Stati Uniti, della ulteriore necessità di vaccinare anche la fascia di età 0-5 anni. Segnaliamo quindi questo studio appena uscito, sebbene sia ancora un pre-print, è molto corposo perché condotto su 79.592 bambini di età inferiore ai 5 anni malati di Covid sia con la variante Delta che con quella Omicron.

Lo studio, in sintesi, riferisce una riduzione del 67% per ricoveri, del 68% per l’ammissione in terapia intensiva e del 71% per il ricorso alla respirazione assistita per i bambini contagiati con Omicron rispetto ai dati associati alla variante Delta. In calo del 29% anche le visite in pronto soccorso. Tra i bambini contagiati da Omicron, circa l’1% ha avuto bisogno del ricovero. Con Delta, invece, si arriva al 3%.

Con questi dati, molto incoraggianti e che noi speriamo vengano confermati da studi ulteriori, c’è da chiedersi se sia ragionevole vaccinare anche questa fascia di età.

https://www.medrxiv.org/…/10.1101/2022.01.12.22269179v1…

#SmarProVax

19 gennaio 2022

Figli di un Dio minore

di Maurizio Rainisio, statistico
Condividiamo dalla pagina La Peste

Chi sono le persone che ricevono Moderna (vaccino considerato meno sicuro di Pfizer-BioNTech da EMA)?Nella seconda settimana del 2022 solo il 22% dei giovani 12-19 anni, ma più del 60% nelle altre classi di età eccetto i più anziani.

C’è differenza tra Pfizer e Moderna? Secondo Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Finlandia, … c’è un rischio più alto di eventi avversi, tant’è che l’uso di Moderna è limitato a certe fasce di età o condizioni. Secondo il comitato EMA di farmacovigilanza, anche.”…

Per Comirnaty, lo studio francese mostra che, in un periodo di sette giorni dopo la seconda dose, ci sono stati circa 0,26 casi in più di miocardite nei maschi da 12 a 29 anni su 10.000 rispetto alle persone non esposte. Nello studio nordico, in un periodo di 28 giorni dopo la seconda dose, ci sono stati 0,57 casi in più di miocardite nei maschi da 16 a 24 anni su 10.000 rispetto alle persone non esposte.

Nel caso di Spikevax, lo studio francese ha mostrato che in un periodo di sette giorni dopo la seconda dose ci sono stati circa 1,3 casi extra di miocardite nei maschi da 12 a 29 anni su 10.000 rispetto alle persone non esposte.

Lo studio nordico mostra che in un periodo di 28 giorni dopo la seconda dose di Spikevax ci sono stati circa 1,9 casi in più di miocardite nei maschi da 16 a 24 anni su 10.000 rispetto alle persone non esposte.…”#SmarProVax

https://www.ema.europa.eu/…/meeting-highlights…https://www.ilfattoquotidiano.it/…/la-francia…/6385100/

18 gennaio 2022

Mascherine forever

di Maurizio Matteoli, pediatra clinico, Sara Gandini, Epidemiologa/biostatistica
Grazie a Il Fatto Quotidiano per l’ospitalità

Ci sono sempre state perplessità sulla necessità dell’uso delle mascherine se non in contesti specifici, perplessità che, all’inizio della pandemia, erano condivisi da una parte della comunità scientifica (1). Ricordiamo che sono stati pubblicati due studi clinici randomizzati sulle mascherine. Danmask (pubblicato su archives internal medicine, rivista molto prestigiosa) era stato disegnato per scoprire se c’era una riduzione 50% della positività tra portatori mascherina e non portatori in Danimarca. Risultato: nessuna differenza statisticamente significativa. Lo studio cluster randomizzato in Bangladesh, ha valutato la differenza tra bracci come positività alla sierologia per individui sintomatici e ha trovato 20 casi in meno tra quelli che portavano la mascherina, osservati per un periodo di 8 settimane. Gli autori dicono che c’è differenza del 10% che ha dei limiti (2).

I forti dubbi riguardano la loro efficacia soprattutto per l’utilizzo all’aperto, ma non solo. Perplessità ancora maggiori ci sono sull’obbligo imposto ai bambini durante l’attività scolastica, specialmente a quelli di età compresa tra i 6 e i 10 anni. Anche sui report delll’ECDC si legge che “Nelle scuole primarie, l’uso delle mascherine è consigliato agli insegnanti e agli altri adulti quando non è possibile garantire il distanziamento fisico, ma non è raccomandato agli studenti. Nelle scuole secondarie è consigliato l’uso delle mascherine sia per gli studenti che per gli adulti (mascherine per bambini > 12 anni) che vivono in aree con trasmissione comunitaria di SARS-CoV-2. L’uso delle mascherine dovrebbe essere visto come una misura complementare, piuttosto che una misura a sé stante per prevenire la trasmissione all’interno delle scuole” (3).

Recentemente il governo inglese ha ammesso che le evidenze a favore dell’uso delle mascherine nelle scuole per ridurre la diffusione del Covid non sono “conclusive” (4). Uno studio del governo in autunno non ha fornito evidenze di un impatto statisticamente significativo e altri studi hanno fornito risultati inconsistenti (5, 6).Lo studio includeva i risultati di 123 scuole in Inghilterra che hanno usato mascherine e confrontati con altri che non l’hanno fatto durante l’onda Delta di Covid . Le scuole in cui le maschere sono state utilizzate nell’ottobre 2021 hanno visto una riduzione due o tre settimane dopo delle assenze per Covid dal 5,3% al 3% – un calo di 2,3 punti percentuali. Nelle scuole che non hanno usato coperture per il viso le assenze sono scese dal 5,3% al 3,6% – un calo di 1,7 punti percentuali.

La differenza non era statisticamente significativa. La pubblicazione riconosce anche che l’uso di mascherine potrebbe danneggiare l’apprendimento. Anche il 94% dei dirigenti scolastici e degli insegnanti abbia detto che ha reso più difficile la comunicazione tra insegnanti e studenti.Per i bambini di questa età i dubbi sul loro utilizzo poggiano sui seguenti motivi:la possibilità di avere un contatto visivo con i volti dei propri compagni è molto importante dal punto di vista di un equilibrato sviluppo psicologico. Anche il pedagogista Daniele Novara è intervenuto più volte per avvertire di fare attenzione (7, 8). Come diceva Cicerone “Il volto è lo specchio dell’anima”, e poter riconoscere e condividere emozioni, positive o negative che siano, non espresse verbalmente, è essenziale per la formazione di una sana socialità.In secondo luogo, per adempiere al loro compito, le mascherine devono essere utilizzate correttamente.

Come indica l’Istituto Superiore di Sanità nella guida che ha pubblicato (9) le precauzioni da prendere nell’uso delle mascherine sono molte e tra esse: 𝘪𝘯𝘥𝘰𝘴𝘴𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘴𝘤𝘩𝘦𝘳𝘪𝘯𝘢 𝘵𝘰𝘤𝘤𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘦𝘭𝘢𝘴𝘵𝘪𝘤𝘪 𝘰 𝘪 𝘭𝘦𝘨𝘢𝘤𝘤𝘪 𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘰𝘤𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢; 𝘱𝘰𝘴𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦𝘵𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘴𝘤𝘩𝘦𝘳𝘪𝘯𝘢 𝘧𝘢𝘤𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘢𝘥𝘦𝘳𝘪𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘧𝘦𝘳𝘳𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘪𝘰𝘳𝘦 𝘢𝘭 𝘯𝘢𝘴𝘰 𝘦 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘯𝘥𝘰𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰; 𝘴𝘦 𝘴𝘪 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘴𝘱𝘰𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘴𝘤𝘩𝘦𝘳𝘪𝘯𝘢 𝘮𝘢𝘯𝘪𝘱𝘰𝘭𝘢𝘳𝘭𝘢 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘦𝘭𝘢𝘴𝘵𝘪𝘤𝘪 𝘰 𝘪 𝘭𝘦𝘨𝘢𝘤𝘤𝘪; 𝘴𝘦 𝘥𝘶𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘭’𝘶𝘴𝘰 𝘴𝘪 𝘵𝘰𝘤𝘤𝘢 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘴𝘤𝘩𝘦𝘳𝘪𝘯𝘢, 𝘴𝘪 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘳𝘪𝘱𝘦𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘭’𝘪𝘨𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘮𝘢𝘯𝘪; 𝘥𝘰𝘱𝘰 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘮𝘢𝘯𝘦𝘨𝘨𝘪𝘢𝘵𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘮𝘢𝘴𝘤𝘩𝘦𝘳𝘪𝘯𝘢 𝘶𝘴𝘢𝘵𝘢, 𝘦𝘧𝘧𝘦𝘵𝘵𝘶𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘰 𝘭’𝘪𝘨𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘮𝘢𝘯𝘪 𝘦𝘤𝘤. 𝘦𝘤𝘤.

Studi anche recentissimi come questo del governo inglese (3) non mostrano risultati favorevoli riguardo la riduzione del contagio con l’uso delle mascherine nelle scuole, ma qualora le mascherine evitassero realmente il contatto con il virus, sorge un’altra perplessità: il sistema immunitario dei bambini di questa età è in formazione e ha bisogno di essere “allenato” per poterli fare diventare adulti più sani e meno suscettibili alle infezioni. Siamo sicuri che la decisione di “sterilizzare” la loro vita, perché le mascherine fungono da barriera (se utili in tal senso) non solo il coronavirus, ma anche tutti gli altri virus, batteri e miceti con i quali noi tutti veniamo quotidianamente a contatto, sia una buona idea? Non è che così facendo si corre il rischio di rendere più “debole” il loro sistema immunitario che avrebbe bisogno di essere tenuto in costante esercizio così come teniamo in esercizio il loro fisico facendo praticare loro uno sport?

1 https://www.thelancet.com/…/S2213-2600(20)30134-X/fulltext

2) https://www.argmin.net/2021/11/23/mask-rct-revisited/

3) https://www.ecdc.europa.eu/…/questions-answers-school…

4) https://www.bbc.com/news/health-59895934…

5) https://assets.publishing.service.gov.uk/…/Evidence…

6) https://www.thelancet.com/…/PIIS0140-6736(21…/fulltext

7) https://www.orizzontescuola.it/covid-scuola-appello-del…/

8) https://www.tecnicadellascuola.it/mascherine-il…

9) https://www.salute.gov.it/…/dettaglioNotizieNuovoCorona…

17 gennaio 2022

Sindemia

Di Luciana Apicella, giornalista

Abbiamo parlato spesso su questa pagina di sindemia, termine utilizzato per la prima volta, in riferimento all’emergenza sanitaria da Covid-19, da Richard Horton, direttore di “The Lancet”: una situazione, cioè, in cui si determina un’interazione tra elementi biologici e sociali che può rivelarsi svantaggiosa, in termini di decorso di una malattia, per determinate fasce di popolazione. Nel caso del Covid obesità, diabete, malattie cardio-vascolari, più diffuse nelle fasce svantaggiate della popolazione, possono aggravare le conseguenze della malattia. La lettura dei quotidiani odierni ci apre all’altra faccia della pandemia da Covid come sindemia, nel solco sempre più grande che questi due anni di emergenza sanitaria hanno scavato tra ricchezza e povertà: le immagini che seguono sono una rappresentazione efficace di questa evidenza.

17 gennaio 2022

SIAMO SICURI CHE IL PAZIENTE ZERO SIA VERAMENTE IL PAZIENTE ZERO?

di Maria Luisa Iannuzzo, medico legale

Racconta una storiella che, secondo le leggi della fisica, il bombo ha le ali troppo piccole, rispetto al corpo, per poter volare. Ma lui le leggi della fisica non le sa, e vola lo stesso. L’ipotesi alla base di questo e di altri articoli è che il virus Sars-CoV-2 circolasse in Italia ben prima del suo sequenziamento sul paziente zero.

Già nell’autunno del 2019 i medici di famiglia avevano assistito a un aumento dei casi di polmoniti atipiche, evento peraltro non raro nei mesi freddi. Nel momento in cui Sars-CoV-2 è stato sequenziato e ha avuto un nome (febbraio 2020) si è generato un sistema di overdiagnosis/undertreatment. Eccesso di diagnosi di malattia (la differenziazione per/con covid che ora la comunità scientifica sta prendendo in considerazione) e una carenza di trattamenti medici (il famoso protocollo paracetamolo + vigile attesa).

Il sospetto che Sars-CoV-2 fosse già tra di noi da tempo, senza che nessuno se ne fosse reso conto, si rivela ogni giorno più fondato. Accendere la luce su Sars-CoV-2 (dargli un nome) ha portato allo spegnimento dei cervelli.Uno studio scientifico italiano ha indagato le biopsie cutanee dell’autunno 2019 riscontrando la presenza del virus SARS-CoV-2 a livello cutaneo. Milano è stata una delle prime aree metropolitane europee colpite dalla pandemia di COVID-19.

Alcuni ricercatori hanno analizzato le biopsie cutanee di pazienti affetti da malattia Covid 19 a diversi stadi di infezione (con tamponi molecolari positivi) e contestuale dermatosi.I risultati sono stati confrontati con le biopsie cutanee di 20 pazienti con dermatosi, non testati con tampone, ma che erano ad alto rischio di infezione da SarS-CoV-2. Sono stati considerati ad alto rischio perché presentavano sintomi lievi da malattia COVID-19 oppure perché erano stati contatto stretto di soggetti positivi al SarS-CoV-2. Sono state riesaminate le biopsie di malattie cutanee atipiche eseguite alla fine del 2019 in cui non era stato possibile effettuare una diagnosi ben precisa. Le caratteristiche istopatologiche dei prelievi cutanee non hanno mostrato differenze tra questi due gruppi. Le indagini immunoistochimiche per gli antigeni per SARS-CoV-2 in un paziente hanno mostrato una colorazione cuticolare della parte glomerulare delle ghiandole eccrine (Figura 1c, riquadro). Nel contesto delle strutture tubologlandulari, RNA-FISH mostra segnali chiari, forti, simili a barre rosse (Figura 1d). Il campione è stato pretrattato con RNasi per evitare falsa positività (Figura 1d, riquadro). Non sono stati in grado di rilevare l’RNA virale con la tecnologia RT-PCR perché la carica virale era probabilmente troppo bassa o degradata dagli enzimi RNA rilasciati dopo la distruzione esogena o cellulare. Ad aprile 2020, il paziente si era ripreso dalla dermatosi. A giugno il test sierologico IgG SARS-CoV-2 del paziente è risultato positivo.

Le conclusioni degli autori sono che i dati a disposizione ci portano a ritenere che questo paziente possa rappresentare il primo caso in letteratura di rilevazione del virus su campioni di tessuto e forse possiamo considerarlo il paziente zero.

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/bjd.19804

17 gennaio 2022

STATO D’EMERGENZA, PROFILI GIURIDICI, LIMITI SOSTANZIALI E FORMALI

di Elena Dragagna, avvocato

Da quasi due anni i provvedimenti emessi per far fronte alla pandemia hanno come presupposto lo “stato d’emergenza”. Facciamo dunque luce su cosa esattamente sia lo “stato di emergenza” nel nostro ordinamento.Intanto lo “stato di emergenza” non è previsto dalla nostra Costituzione che prevede, all’art. 78, lo “stato di guerra”, durante il quale il Parlamento conferisce al Governo i “poteri necessari” ad affrontare l’evento bellico.

Non è un caso che la nostra Costituzione non contenga la previsione dello stato di emergenza. In sede di Assemblea costituente, infatti, si era discusso di inserire all’art. 78 Cost. la previsione di situazioni emergenziali diverse da eventi bellici che richiedessero misure eccezionali. Tuttavia, tale scelta è stata esclusa dal testo finale della Carta costituzionale anche per evitare che attraverso la dichiarazione dello “stato di emergenza” si potesse disattendere l’ordinamento democratico e comprimere i diritti fondamentali degli individui.Seppur non previsto dalla Costituzione, né assimilabile in via analogica allo stato di guerra, lo stato di emergenza è stato introdotto nel nostro ordinamento con legge ordinaria. Era, infatti, previsto dalla legge sull’istituzione del Servizio Nazionale della Protezione civile ed è poi confluito nel Codice della Protezione Civile: all’art. 24 è infatti previsto che il Consiglio dei ministri possa deliberare lo stato di emergenza al ricorrere degli eventi previsti dall’art. 7, cioè di “eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo” che richiedano “mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo”.

Ai sensi dell’art. 7 citato, tra i presupposti per la dichiarazione dello stato d’emergenza non rientrano emergenze di tipo sanitario; inoltre l’art. 7 richiama il fatto che i poteri straordinari volti ad affrontare lo stato di emergenza devono essere delimitati entro un periodo di tempo predefinito.Se guardiamo alla realtà italiana, negli ultimi dieci anni lo stato di emergenza è stato proclamato con riferimento ad eventi calamitosi circoscritti territorialmente: il ponte di Morandi di Genova, il terremoto ad Amatrice, per fare degli esempi. Lo stato di emergenza è, di fatto, sempre stato una modalità tecnica che ha consentito di assumere ordinanze eccezionali ed una serie di procedure amministrative in deroga.

L’art. 25 della legge citata prevede che lo stato d’emergenza venga tra l’altro affrontato attraverso ordinanze di protezione civile, “da adottarsi in deroga ad ogni disposizione vigente” ma comunque “nei limiti e con le modalità indicati nella deliberazione dello stato di emergenza e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’Unione europea”.Di fatto, l’elencazione della tipologia di ordinanze di cui all’art. 25 rimanda ad “interventi di soccorso e assistenza alla popolazione interessata dall’evento”, “ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, alle attività di gestione dei rifiuti, delle macerie, del materiale vegetale o alluvionale o delle terre e rocce da scavo prodotti dagli eventi e alle misure volte a garantire la continuità amministrativa nei comuni e territori interessati, anche mediante interventi di natura temporanea”, ecc…

Su questa base normativa, non specificamente pensata per una pandemia né certo autorizzativa di interventi derogatori del testo costituzionale, il Consiglio dei Ministri, con delibera del 31 gennaio 2020, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale; il precedente 30 gennaio l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato lo stato di “emergenza sanitaria globale”.L’art. 24 co. 3 del Codice Protezione Civile stabilisce il limite temporale dello stato di emergenza; infatti: “La durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi”.Nella realtà, come sappiamo, lo stato d’emergenza è ad oggi prorogato al 31 marzo 2022 dal d.l. 221 del 24 dicembre 2021; si è andati dunque oltre al dettato di una normativa già di per sé utilizzata a sproposito.

Dalla dichiarazione dello stato di emergenza ad oggi si sono susseguiti molteplici interventi normativi, sia attraverso decreti-legge, sia per mezzo di d.p.c.m. attuativi.Il Decreto Legge n.6/2020, convertito nella legge n.13/2020, è stato la fonte normativa primaria delle misure di contenimento della emergenza epidemiologica da Covid 19.A questo hanno fatto seguito alcuni Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM). Le misure sono state estese all’intero territorio nazionale, introducendo limitazioni non solo alla libera circolazione dei cittadini ma ad altri diritti degli stessi.

Si evidenzia come il DPCM sia di fatto uno strumento amministrativo (e per questo non sottoponibile al vaglio della Corte costituzionale), cui si è fatto ricorso con una notevole frequenza. I DPCM, per essere assistiti dal requisito di conformità al modello legale, devono contenere mere disposizioni di attuazione e non ulteriori limitazioni. Nella realtà, durante la pandemia i DPCM hanno introdotto ulteriori limitazioni, incidenti su diritti fondamentali quali la libertà di circolazione e i diritti di libertà.Anche sui decreti legge sembra opportuna qualche riflessione. Il termine per la loro conversione è di 60 giorni ma spesso il ramo del Parlamento che ne avvia l’esame finisce per esaurirli tutti. Sicché il nostro bicameralismo perfetto funziona in modo imperfetto, una Camera istruisce, l’altra delibera. Inoltre, la Costituzione all’articolo 77 permette l’adozione di decreti legge solo in casi straordinari di necessità e di urgenza.Sono state inoltre emanate numerose ordinanze sia nazionali sia regionali.Attraverso questi strumenti – molteplici, spesso contraddittori tra loro e di difficoltosa lettura e interpretazione anche per il giurista – sono state imposte misure drastiche, incidenti in maniera pesante sulle libertà dei cittadini e sui diritti costituzionali – a partire dal lockdown totale della nazione nel marzo 2020 e proseguendo con altre pesanti misure fino ad arrivare, ad oggi, al Green Pass e ancora al Super Green Pass.L’art.2 della Costituzione recita: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Con il termine “riconosce” si vuole intendere che non è la Repubblica che attribuisce i diritti inviolabili, ma che questi esistono, indipendentemente da ogni attribuzione statale.

A parte, come si è anticipato, lo stato di guerra, non ci sono articoli della Costituzione che autorizzano a limitazioni generalizzate dei diritti costituzionali – giammai sospensioni – tranne l’art. 16 della Costituzione che riguarda il solo diritto di circolazione e prevede che “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”.Anche questo articolo è stato utilizzato (spesso impropriamente) come presupposto giuridico di misure limitative in tempi pandemici; lo troviamo infatti citato in praticamente tutti i provvedimenti emessi.La Costituzione fa riferimento alla salute, oltre che nell’art. 16, negli artt. 32 e 117. Nel primo, la salute è definita come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. E’ inoltre previsto che ogni individuo possa sottrarsi a trattamenti sanitari ove non previsti come obbligatori dalla legge. Deve comunque essere sempre salvaguardato il rispetto della persona umana.L’art. 117 ricomprende la tutela della salute fra le materie a potestà legislativa concorrente fra Stato e Regioni. L’art. 117 comma 2 lett. q riserva la profilassi internazionale alla competenza esclusiva dello Stato.

Il nostro ordinamento non conosce una generale gerarchia dei valori costituzionali. Nemmeno la Salute prevale sugli altri diritti o principi costituzionali. Nella giurisdizione della Corte Costituzionale si impone il bilanciamento dei diritti, che richiede il ricorso al giudizio di ragionevolezza e di proporzionalità. La Corte lo ha scritto espressamente nella sentenza sull’ILVA di Taranto, quando bisognava trovare un equilibrio tra diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto d’impresa. Non ce n’è uno da tutelare in maniera integrale, a scapito di altri, non esiste un diritto “tiranno”, deve essere trovato un equilibrio.Il d.l. 221 del 24 dicembre 2021 ha prorogato al 31 marzo 2022 lo stato d’emergenza, unitamente ad altre misure tra cui quelle relative all’impiego del Green Pass e del Green Pass rafforzato.Ora, che si tratti di un’ulteriore forzatura rispetto al sistema normativo esistente è del tutto evidente.

Lo stato d’emergenza è stato ben delineato a priori: in questo perimetro la temporaneità assurge a condizione essenziale di sua legittimazione.Durante lo Stato d’emergenza, l’ordinamento subisce un’alterazione sia sul lato dei poteri, sia per quanto attiene ai diritti. Dal lato dei poteri, il Governo assume un ruolo decisivo e decisionista a scapito del Parlamento e, dal lato dei diritti, la tutela della salute pubblica provoca uno sbilanciamento che si ripercuote su tutti gli altri diritti costituzionalmente garantiti.Soltanto stabilire un termine fisso ed invalicabile potrebbe in potenza – e né è certo che lo possa- determinare una riespansione elastica degli stessi.

BIBLIOGRAFIACostituzione italiana: https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione

Codice della protezione civile:https://www.protezionecivile.gov.it/…/

decreto…D.l. 221 del 24 dicembre 2021:https://www.gazzettaufficiale.it/…/2021/12/24/21G00244/sg

16 gennaio 2022

Il lockdown uccide

Il lockdown uccide (letteralmente) di Thomas Fazi (saggista, giornalista, traduttore e autore di documentari) e Sara Gandini (epidemiologa/biostatistica)

Il lockdown uccide (letteralmente)

di Thomas Fazi (saggista, giornalista, traduttore e autore di documentari) e Sara Gandini (epidemiologa/biostatistica)

Il fatto che in Italia si torni a parlare come se nulla fosse di lockdown – o meglio, che le autorità si possano permettere di farlo senza ritrovarsi la gente in piazza coi forconi un attimo dopo – è la dimostrazione dell’assoluta mancanza di consapevolezza, a livello di percezione generale, di quanto siano stati fallimentari i lockdown passati.

E non ci riferiamo alle loro devastanti conseguenze in termini economici, sociali o psicologici – ormai stranote –, ma al fatto che i lockdown degli ultimi due anni hanno clamorosamente fallito anche in base all’unico criterio che esiste per giustificarli: quello di “salvare vite”, ridurre la mortalità da Covid ed evitare la saturazione degli ospedali.
I numeri parlano chiaro. L’Italia ha avuto, per buona parte dell’ultimo anno e mezzo, il primato delle restrizioni più dure tra le democrazie occidentali: la media dello Stringency Index compilato dall’università di Oxford mette l’Italia al primo posto tra i paesi democratici occidentali. L’Italia ha anche avuto uno dei maggiori numeri di giorni in cui era in vigore il divieto di uscire di casa eccetto che per usufruire di pochi servizi essenziali. Infine, l’Italia ha anche vinto la triste gara di chi ha tenuto le scuole chiuse più a lungo, a parte qualche Stato americano.

Insomma, siamo stati i più lockdownisti di tutti. Il concetto di lockdown nazionale, dopotutto, l’abbiamo inventato noi: prima che lo adottassimo non era mai stato preso in considerazione in nessuno dei piani pandemici esistenti fino a quel momento a livello mondiale; un punto su cui torneremo). Peccato che allo stesso tempo l’Italia abbia anche uno dei record peggiori in termini di morti pro capite tra tutti i paesi occidentali – ben al di sopra di Regno Unito, Spagna, Francia, Germania, Svezia e di molti altri paesi che hanno seguito misure molto meno restrittive. E c’è ancora chi ha il coraggio di parlare di “modello Italia”.

Ora, la vulgata (alimentata da governo e media) vuole che questo sia avvenuto nonostante il lockdown – e che senza di esso le cose sarebbero andate senz’altro peggio. In realtà vi sono buone ragioni per credere che il pessimo risultato dell’Italia in termini di morti sia stata anche una conseguenza del lockdown.
Come spiegano molto bene Piero Stanig e Gianmarco Daniele, due professori dell’Università Bocconi, nel loro ottimo libro Fallimento lockdown, di cui consigliamo vivamente la lettura, se hai a che fare con un virus altamente infettivo, che si diffonde soprattutto al chiuso (come la maggior parte dei virus) e che prende di mira quasi esclusivamente gli anziani, la cosa peggiore che puoi fare è rinchiudere gli anziani dentro casa con altri membri della loro famiglia e allo stesso tempo vietare per legge a quegli stessi anziani– e al resto della popolazione – di stare nel luogo in assoluto più sicuro di tutti: all’aperto (dove in pratica non ci si contagia, come già sostenevano in tanti all’inizio della pandemia).

Purtroppo questo è esattamente quello che è successo quando, in seguito all’annuncio del lockdown e della chiusura delle scuole, migliaia di famiglie si sono trasferite dai nonni per assisterli ma anche per farsi aiutare da loro nella cura dei bambini (visto che molte persone continuavano a lavorare in smart).
Come scrivono Stanig e Daniele: «Si può legittimamente speculare (anche alla luce della ricerca medica sul contagio in famiglia) che in certa misura il lockdown, combinato con la chiusura delle scuole, abbia contribuito allo sviluppo dell’epidemia invece di rallentarlo».
Si potrebbe pensare che l’Italia rappresenti un’eccezione da questo punto di vista, e che in altri paesi i lockdown abbiano funzionato meglio, ma non è così. Esistono ormai numerosi studi che dimostrano l’inefficacia, se non addirittura la pericolosità, dei lockdown.

Ne citiamo solo alcuni: questo studio pubblicato sul British Medical Journal che stima un aumento di migliaia di morti nel Regno Unito a causa della chiusura delle scuole, per le ragioni sopraelencate; questo studio di John P. Ioannidis dell’università di Stanford, uno dei maggiori epidemiologi al mondo, che analizzando dieci paesi che hanno messo in campo misure molto diverse tra di loro, conclude che «non c’è nessuna prova che interventi non farmaceutici più restrittivi (“lockdown”) abbiano contribuito in modo sostanziale a piegare la curva dei nuovi casi»; questo studio dell’economista Christian Bjørnskov che confrontando i tassi di mortalità settimanali di 24 paesi europei nella prima metà del 2017-2020, «non ha trovato una correlazione tra le politiche di lockdown e l’evoluzione dei tassi di mortalità»; questo studio pubblicato su The Lancet secondo cui «azioni governative come la chiusura delle frontiere, i lockdown e un alto numero di test non sono state associate a riduzioni statisticamente significative del numero di casi critici o della mortalità complessiva»; questo studio neozelandese che conclude inequivocabilmente che «i lockdown non riducono i decessi per Covid».

Attenzione: qui ci siamo limitati a considerare solo la relazione tra lockdown e mortalità da Covid e non abbiamo preso in considerazione i numerosi studi che dimostrano come i lockdown abbiano contribuito ad aumentare indirettamente la mortalità generale della popolazione, soprattutto nel medio-lungo periodo, attraverso un drammatico aumento dei livelli di disoccupazione e di povertà, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.
Non a caso – lo ripetiamo – la quarantena dell’intera popolazione (il cosiddetto “lockdown”) è un concetto che non esiste in alcun piano pandemico pre-2020 – né in Italia, né altrove. Anzi, la pressoché totalità di quei piani prende atto dell’inutilità, se non addirittura della pericolosità, delle misure di quarantena, anche solo per i contagiati.

Il documento sulle “Non-Pharmaceutical Interventions” in caso di pandemia preparato dall’OMS nel 2019, per esempio, dichiarava testualmente che «la quarantena a casa degli individui esposti allo scopo di ridurre la trasmissione non è raccomandata perché non c’è alcuna logica evidente per questa misura, e ci sarebbero considerevoli difficoltà a implementarla». Ma anche l’ultimo piano italiano disponibile dichiarava che «in fase pandemica l’impatto di misure di restrizione della mobilità della popolazione è limitato». Che fossero dei negazionisti?

Come spiega Jay Bhattacharya, professore di medicina dell’università di Stanford: «Quasi tutti [i piani pandemici pre-Covid] sottolineavano l’importanza di rispettare i diritti civili, di sconvolgere le società il meno possibile, di proteggere le persone vulnerabili e di non diffondere il panico. I lockdown e la narrazione dei media e dei governi a partire dai primi mesi del 2020 hanno violato tutti questi principi».

Le alternative, insomma, esistevano. Ed erano quelle presenti in tutti i piani pandemici pre-2020, in cui non solo non si considera nemmeno lontanamente il blocco totale della società come risposta ottimale dei governi a una pandemia; ma al contrario, si considera il blocco – anche parziale – della normale vita sociale come una conseguenza della pandemia che i governi devono attivamente cercare di scongiurare.
Tutti i piani, poi, suggerivano di fare una cosa piuttosto ovvia: individuare quali fossero le categorie più esposte e dare la priorità a ridurre il rischio per queste persone. E che la categoria più esposta al Covid siano gli anziani (così come che il tasso di mortalità sotto i 60 anni sia vicino allo zero) lo sappiamo fin dall’inizio della pandemia.

E allora perché non è stato fatto nulla per proteggere veramente gli anziani? Perché non è stata presa minimamente in considerazione la strategia di “protezione focalizzata” proposta da Martin Kulldorff, biostatistico ed epidemiologo a Harvard, Sunetra Gupta, epidemiologa a Oxford, e dal succitato Jay Bhattacharya, autori della Great Barrington Declaration, in cui si invitava a «permettere a quelli che sono a minimo rischio di vivere le proprie vite normalmente per acquisire immunità al virus attraverso infezione naturale, al tempo stesso proteggendo quelli che sono ad alto rischio»?

Ma anche senza dover fare riferimento alla GBD, da decenni ormai si parla di medicina personalizzata perché è un sapere acquisito che anche le misure di prevenzione possono avere effetti collaterali negativi e che tenere conto dei rischi individuali e ragionare su messaggi mirati è fondamentale.
Una strategia di questo tipo avrebbe verosimilmente evitato decine di migliaia di morti. Soprattutto se consideriamo l’enorme numero di morti registrati nelle RSA (soprattutto nei paesi che si sono concentrati sui lockdown di massa), che secondo uno studio rappresenterebbero addirittura il 40 per cento circa di tutti morti di Covid nei paesi occidentali. Insomma, mentre il governo inseguiva i runner sulle spiagge e ispezionava le buste della spesa fuori dai supermercati, le persone più vulnerabili in assoluto – gli anziani nelle case di riposo – sono state abbandonate al loro tragico destino.

E anche per gli anziani non ricoverati erano ipotizzabili soluzioni “focalizzate” alternative, come notano Stanig e Daniele: riservare delle fasce orarie per gli acquisti di generi alimentari per gruppo d’età più a rischio, se non addirittura organizzare consegne a domicilio – e gratis almeno per persone a basso reddito. O raccomandare specialmente agli anziani di evitare luoghi affollati al chiuso e di limitare i propri spostamenti con i mezzi pubblici. O magari addirittura incentivare una parte degli anziani autosufficienti, invece che a stare in casa a guardare i nipotini, ad andarsene, anche a costo zero, in un villaggio vacanze in una regione con clima mite, dove si può stare all’aperto per buona parte della giornata anche in primavera e in autunno (e magari pure in pieno inverno). Misure costose e logisticamente complesse, ma non certo più costose di bloccare un intero paese.
Invece si è scelta la via più facile e più dannosa in assoluto, in termini economici, sociali, politici, psicologici e anche, come abbiamo visto, sanitari: il lockdown. Il fatto che ancora oggi ci sia chi contempla questa soluzione è la dimostrazione che non abbiamo imparato nulla dall’esperienza degli ultimi due anni.

Grazie a Il Fatto Quotidiano per l’ospitalità

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/le…/6444745/

15 gennaio 2022

L’attacco di Collins e Fauci alla tradizione della salute pubblica

L’attacco di Colllns e Fauci alla tradizione della salute pubblica.

“The Collins and Fauci Attack on Traditional Public Health”

di Jayanta Bhattacharya, Martin Kulldorff,

Traduzione di Sergio Porta, Professore di Urban Design, Università di Strathclyde, Glasgow, UK.


Il 4 ottobre 2020, con il Prof. Sunetra Gupta dell’Università di Oxford, abbiamo scritto la Great Barrington Declaration (GBD) (https://gbdeclaration.org/dichiarazione-di-great-barrington/). Il nostro scopo era esprimere le nostre serie preoccupazioni per l’inadeguata protezione dei vulnerabili e per i danni devastanti della politica dei lockdown adottata da gran parte del mondo. Abbiamo proposto una strategia alternativa di “protezione mirata”.

Il fatto scientifico chiave su cui si basava la GBD – un rischio di morte più di mille volte superiore per gli anziani rispetto ai giovani – significava che una migliore protezione degli anziani avrebbe ridotto al minimo le morti per COVID. Allo stesso tempo, l’apertura delle scuole e l’abolizione dei lockdown avrebbe ridotto i danni al resto della popolazione.

La Dichiarazione ha ricevuto un enorme sostegno, attirando alla fine le firme di oltre 50.000 scienziati e professionisti medici e oltre 800.000 membri del pubblico. La nostra speranza per iscritto era duplice. In primo luogo, volevamo aiutare il pubblico a capire che, contrariamente alla narrazione prevalente, non c’era consenso scientifico a favore dei lockdown. In questo siamo riusciti.

In secondo luogo, volevamo stimolare una discussione tra gli scienziati di salute pubblica su come proteggere meglio i vulnerabili, sia coloro che vivono nelle case di cura (dove si è verificato circa il 40% di tutti i decessi per COVID) sia coloro che vivono nella comunità. Nella GBD abbiamo offerto proposte specifiche per una protezione mirata e documenti di supporto per stimolare la discussione. Sebbene alcuni membri [1] della sanità pubblica si siano impegnati civilmente in discussioni produttive con noi, questo obiettivo ha ottenuto un successo limitato.

A nostra insaputa, la nostra richiesta di una strategia pandemica più mirata ha posto un problema politico per il dottor Francis Collins [2] e il dottor Anthony Fauci [3]. Il primo è un genetista che fino alla scorsa settimana era direttore del National Institutes of Health (NIH) [4] degli Stati Uniti; il secondo è un immunologo che dirige l’Istituto Nazionale di Allergie e Malattie infettive (NIAID) [5]. Essi sono i maggiori finanziatori della ricerca medica e sulle malattie infettive del mondo.

Collins e Fauci hanno svolto un ruolo fondamentale nella progettazione e nella difesa della strategia dei lockdown adottata dagli Stati Uniti e da molti altri paesi. È ora emerso, in e-mail [6] scritte quattro giorni dopo la GBD e divulgate di recente dopo la richiesta di FOIA, che i due hanno cospirato per screditare la GBD. Piuttosto che impegnarsi in un discorso scientifico, hanno autorizzato “una rapida e devastante rimozione attraverso pubblicazioni” di questa proposta, che hanno rappresentato come il parto di “tre epidemiologi marginali” di Harvard, Oxford e Stanford.

Dall’altra parte dell’Atlantico, sono stati raggiunti in questa operazione dal loro stretto collega, il dottor Jeremy Farrar, il capo del Wellcome Trust, uno dei maggiori finanziatori non governativi del mondo di ricerca medica. Questi ha lavorato con Dominic Cummings, lo stratega politico del primo ministro britannico Boris Johnson. Insieme, hanno orchestrato [7] “un’aggressiva campagna di stampa contro coloro che stanno dietro la Dichiarazione di Great Barrington e altri contrari alle restrizioni generali del COVID-19 [8]”.

Ignorando la richiesta di una protezione mirata dei vulnerabili, Collins e Fauci hanno intenzionalmente ed erroneamente definito la GBD come una “strategia di immunità di gregge” e di “lascia fare”, anche se la “protezione mirata” [9] è l’esatto opposto di una strategia di “lascia fare”. È più appropriato chiamare “lascia fare” la strategia dei lockdown effettivamente seguita. Con il lockdown generale e senza una protezione mirata, ogni fascia di età sarà comunque, alla fine, esposta come se non si facesse proprio nulla, ma solo più lentamente, un passo alla volta.

Quando i giornalisti hanno iniziato a chiederci perché volevamo “lasciar fare il virus”, siamo rimasti interdetti. Quelle parole non sono nella GBD e sono contrarie all’idea centrale di protezione mirata. Non è chiaro se Collins e Fauci abbiano mai letto la GBD, se l’abbiano definita in modo distorto deliberatamente o se la loro comprensione dell’epidemiologia e della salute pubblica sia più limitata di quanto pensassimo. In ogni caso, era una bugia.

Siamo rimasti interdetti anche dall’errata caratterizzazione della GBD come “strategia di immunità di gregge” [10]. L’immunità di gregge è un fenomeno scientificamente provato, fondamentale nell’epidemiologia delle malattie infettive come lo è la gravità in fisica. Ogni strategia COVID porta all’immunità di gregge e la pandemia termina quando un numero sufficiente di persone raggiunge l’immunità attraverso la guarigione dal COVID o attraverso il vaccino. Ha tanto senso affermare che un epidemiologo sta sostenendo una “strategia di immunità di gregge” quanto che un pilota sta sostenendo una “strategia della gravità” quando conduce un atterraggio aereo. Il problema è come far atterrare l’aereo in sicurezza e, qualunque sia la strategia utilizzata dal pilota, la gravità assicura che l’aereo alla fine torni sulla terra.

L’obiettivo fondamentale della GBD è superare questa terribile pandemia con meno danni possibili alla salute pubblica. La salute, ovviamente, è più ampia del semplice COVID. Qualsiasi valutazione ragionevole dei lockdown dovrebbe considerare i loro danni collaterali ai pazienti con cancro [11], malattie cardiovascolari, diabete, altre malattie infettive, nonché salute mentale [12] e molto altro. Basato su principi tradizionali di salute pubblica, la GBD e la protezione mirata della popolazione ad alto rischio sono una via di mezzo [13] tra lockdown devastanti e il non fare nulla.

Collins e Fauci hanno sorprendentemente affermato che una protezione mirata degli anziani è impossibile senza un vaccino. Gli scienziati hanno i propri specialismi, ma non tutti gli scienziati hanno una profonda esperienza nella salute pubblica. L’approccio naturale sarebbe stato quello di impegnarsi con epidemiologi e scienziati della salute pubblica per i quali questa è il loro pane quotidiano. Se l’avessero fatto, Collins e Fauci avrebbero appreso che la salute pubblica è fondamentalmente una protezione mirata.

È impossibile chiudere completamente la società. I lockdown hanno protetto i giovani benestanti a basso rischio, professionisti del lavoro da casa, come amministratori, scienziati, insegnanti, giornalisti e avvocati, mentre i membri più anziani ad alto rischio della classe operaia sono stati esposti e quindi sono morti in numero elevato. Questa incapacità di comprendere che i lockdown non potevano proteggere i vulnerabili ha portato tragicamente all’alto numero di morti per COVID.

Non sappiamo perché Collins e Fauci abbiano deciso di seguire un piano di screditamento della GBD piuttosto che usare le loro alte posizioni per costruire e promuovere vigorose discussioni scientifiche su queste questioni critiche, coinvolgendo scienziati con competenze e prospettive diverse. Parte della risposta potrebbe risiedere in un altro enigma: la loro cecità agli effetti devastanti dei lockdown su altri aspetti di salute pubblica.

I danni del lockdown hanno colpito tutti, con un pesante onere aggiuntivo per i malati cronici; sui bambini, per i quali le scuole [14] sono state chiuse; sulla classe operaia, specialmente quella dei centri urbani densamente popolati; e sui poveri del mondo [15], con decine di milioni di persone [16] che soffrono di malnutrizione e fame. Ad esempio, Fauci è stato uno dei principali sostenitori [17] della chiusura delle scuole. Questo è ora ampiamente riconosciuto come un enorme errore [18] che ha danneggiato i bambini senza influenzare la diffusione della malattia [19]. Nei prossimi anni, dovremo lavorare sodo per invertire i danni causati dalla nostra strategia pandemica sbagliata.

Mentre migliaia di scienziati e professionisti medici hanno firmato la Dichiarazione di Great Barrington, perché non si sono poi maggiormente espressi nei media? Alcuni lo fecero, altri ci provarono ma fallirono, mentre altri furono molto cauti nel farlo.

Quando abbiamo scritto la Dichiarazione, sapevamo che stavamo mettendo a rischio le nostre carriere professionali, così come la nostra capacità di provvedere alle nostre famiglie. È stata una decisione consapevole da parte nostra e siamo pienamente solidali con le persone che hanno invece deciso di concentrarsi sul mantenimento dei loro importanti laboratori e attività di ricerca.

Gli scienziati naturalmente esiteranno prima di mettersi in una situazione per cui il direttore del NIH, con un budget annuale per la ricerca scientifica di 42,9 miliardi di dollari [20], vorrebbe eliminarli. Potrebbe anche essere imprudente andare contro il direttore del NIAID, con un budget annuale di 6,1 miliardi di dollari [21] per la ricerca sulle malattie infettive, o il direttore del Wellcome Trust, con un budget annuale di 1,5 miliardi di dollari [22]. Seduti in cima a potenti agenzie di finanziamento, Collins, Fauci e Farrar incanalano finanziamenti di ricerca verso quasi tutti gli epidemiologi, immunologi e virologo di malattie infettive degni di nota negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Collins, Fauci e Farrar hanno ottenuto la strategia pandemica che sostenevano e hanno la responsabilità dei risultati insieme ad altri sostenitori dei lockdown. La GBD era ed è scomoda per loro perché rappresenta una chiara prova che era disponibile un’alternativa migliore e meno mortale.

Ora abbiamo oltre 800.000 morti per COVID negli Stati Uniti, oltre ai danni collaterali. La Svezia e altri paesi scandinavi, meno concentrati sui lockdown e più sulla protezione dei vecchi, hanno avuto meno morti di COVID per popolazione rispetto agli Stati Uniti, al Regno Unito e alla maggior parte degli altri paesi europei. La Florida, che ha evitato gran parte dei danni collaterali del lockdown, è attualmente al 22° posto migliore negli Stati Uniti per mortalità da COVID aggiustata per età.

Nella medicina accademica, ottenere una sovvenzione NIH favorisce o interrompe le carriere, quindi gli scienziati hanno un forte incentivo a rimanere dalla parte giusta delle priorità dettate da NIH e NIAID. Se vogliamo che gli scienziati parlino liberamente in futuro, dovremmo evitare di avere le stesse persone responsabili della politica sanitaria pubblica e del finanziamento della ricerca medica.

Pubblicato in The Epoch Times il 31 dicembre 2021 e ripreso da Brownstone Institute il 2 gennaio 2022:

https://www.theepochtimes.com/the-collins-and-fauci…

https://brownstone.org/…/the-collins-and-fauci-attack…/

Autori:

Jayanta Bhattacharya (https://brownstone.org/author/jayb/)

Jay Bhattacharya, Senior Scholar del Brownstone Institute, è Professore di Medicina alla Stanford University. È Ricercatore Associato al National Bureau of Economics Research, senior fellow allo Stanford Institute for Economic Policy Research, allo Stanford Freeman Spogli Institute.

Martin Kulldorff (https://brownstone.org/author/martin-kulldorff/)

Martin Kulldorff, Senior Scientific Director del Brownstone Institute, è un epidemiologo e biostatistico specializzato in malattie infettive e sicurezza vaccinale. È il creatore di Free SaTScan, TreeScan, e RSequential software. Recentemente è stato Professore alla Harvard Medical School per dieci anni. È co-autore della Great Barrington Declaration. kulldorff@brownstone.org

[1] https://www.youtube.com/watch?v=p78RLwjSKpA

[2] https://www.theepochtimes.com/t-francis-collins

[3] https://www.theepochtimes.com/t-anthony-fauci

[4] https://www.theepochtimes.com/t-nih

[5] https://www.theepochtimes.com/t-niaid

[6] https://www.aier.org/…/fauci-emails-and-some-alleged…/

[7] https://www.spiked-online.com/…/the-smear-campaign…/

[8] https://www.theepochtimes.com/t-covid-19

[9] https://gbdeclaration.org/focused-protection/

[10] https://www.telegraph.co.uk/…/mad-herd-immunity-ever…/

[11] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8165307/

[12] https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/69/wr/mm6932a1.htm

[13] https://gbdeclaration.org/focused-protection/

[14] https://cai.burbio.com/school-opening-tracker/

[15] https://financialpost.com/…/focused-covid-19…

[16] https://www.worldbank.org/…/food-security-and-covid-19

[17] https://dossier.substack.com/…/dr-flip-flop-a-timeline…

[18] https://jamanetwork.com/…/jamane…/fullarticle/2772834…

[19] https://www.livescience.com/coronavirus-school-closures…

[20] https://www.niaid.nih.gov/…/niaid-budget-data-comparisons

[21] https://www.niaid.nih.gov/…/niaid-budget-data-comparisons

[22] https://wellcome.org/reports/wellcome-annual-report-2020

14 gennaio 2022

Sfogo tra una mamma e una scienziata

Di Martina Leonardi, educatrice di Comitato A Scuola Umbria

Forse a quest’ora di notte non si dovrebbe scrivere ma come sempre Sara, hai il potere di far riflettere e pensare.Oggi, alla vigilia dell’apertura delle scuole, è stata una brutta giornata, brutta come quelle dello scorso anno quando si susseguivano ordinanze, comunicati stampa, ricorsi.A un certo punto credo anche di aver avuto una crisi isterica: ero incredula, sgomenta: non potevo credere che al terzo anno di pandemia, con i dati, gli studi, gli appelli fatti dai pediatri, ancora ci fosse da combattere per far capire che non si può discutere di aprire la scuola o meno. Lo hanno scritto tutti: dalla Società Italiana di Pediatria all’Oms, la scuola è salute. E non l’hanno scritto a fronte di un capriccio delle madri ma dati alla mano sia sui contagi tra i più giovani, (Lei ci insegna che contagiano e vengono contagiati sensibilmente meno), che su tutte le problematiche di salute mentale e disagio che le continue chiusure comportano.

[1]Mi sono chiesta e mi chiedo, ma chi me lo fa fare?I miei figli e io siamo in isolamento, colpiti per la seconda volta dal Covid, colpiti sempre durante la chiusura delle scuole e saranno comunque in dad questa settimana (e si, mi sono vaccinata prima che nella vostra mente appaia questa domanda stupida)… chi ce lo fa fare?Chi ce lo fa fare, quando vedi che spesso è la “sinistra” a richiedere tutto questo? Quando vedi che la scuola è tirata per la giacchetta dai politici e dai sindacati, usata come strumento di consenso e non vista come un’Istituzione fondamentale che forma cittadini liberi consapevoli.

Come si fa a urlare che mentre gli altri fanno il loro gioco mediatico, noi madri combattiamo per dare una parvenza di normalità ai nostri figli? La scuola aperta fa anche questo: in un momento di grande incertezza psicologica e di grande fragilità per i più piccoli, avere la propria routine giornaliera, vedere le insegnanti, i compagni, essere insieme aiuta a prevenire ansia e depressione, che sembrano essere la vera pandemia che scuote le vite dei più giovani.Ogni volta che alziamo la voce e iniziamo a difendere la Scuola in presenza, dopo aver elencato tutte le nostre motivazioni, arriva da parte o di politici maschi o di pseudo femministe, quello che Michela Murgia chiama “minchiarimento” [2], e ci viene spiegato, che di certo, le Scuole non possono aprire perchè i genitori, ma leggi madri, devono lavorare.

E in una iperbolica supercazzola ci viene illustrato come la Scuola non possa essere ciò che supplisce alla mancanza di Welfare familiare da parte dello Stato. Ma va?Sappiamo benissimo che in un paese civile, la Scuola non dovrebbe avere questo ruolo: ma in Italia serve anche a questo, anni e anni di distruzione consapevole del Welfare hanno fatto in modo che non ci siano mai state politiche serie volte ad una vera emancipazione femminile: siamo ancora al 1907, quando una giovane Maria Montessori apre la prima Casa dei Bambini nel quartiere di San Lorenzo a Roma. Non lo fa solo per dare un’opportunità di crescita migliore a quei minori ma anche come aveva annunciato al Congresso Internazionale delle Donne tenutosi a Berlino nel 1896 per far sì che la donna possa emanciparsi attraverso il lavoro.L a Montessori parla di una cultura non solo maschile ma anche femminile che tende a relegare la donna al solo ruolo di cura domestica. Nel suo discorso, Maria Montessori, si auspica che negli anni a venire questo cambi e che i servizi rivolti all’Infanzia da Lei ideati, aiutino in tal senso. Tutela dei bambini e dell’infanzia, diritto all’Istruzione ma anche mezzo per l’emancipazione femminile, così vedeva la Scuola una delle nostre più illustri scienziate.[3]Siamo ancora fermi qua e se negli anni passati non si è fatto nulla per cambiare questo, non si può di certo in emergenza rivendicare ciò che non ci è mai interessato: è un dato di fatto che con la chiusura delle scuole e l’attivazione della didattica a distanza le donne abbiano perso il lavoro, nel 2020 su 444 mila licenziamenti 312 mila sono di donne. (dati Istat) [4]Abbiamo ancora ben radicata una cultura che ci accusa di voler sia far figli che lavorare a pieno ritmo, di voler far sentire in colpa una donna che si chiede legittimamente come farà a conciliare lavoro e figli a scuole chiuse.

Veniamo additate di essere poco “madri”. Dobbiamo parcheggiare, lavorare, non pensiamo alla loro salute, vogliamo la catastrofe, così ci dicono politici, docenti, cittadini che della nostra vita sanno poco ma che son pronti a puntare il dito. Addirittura siamo bugiarde se diciamo che la variante Omicron somiglia ad un raffreddore, che dobbiamo non aver più paura: noi madri degeneri non pensiamo ai bimbi ospedalizzati.

Ogni volta che vengono emanate ordinanze, che si discute sul da farsi la mattina seguente, davanti a noi ci sono i nostri bambini. Che da due anni a questa parte hanno paura più dell’incertezza che del Covid, hanno paura di non poter godere dei loro amici, della loro maestra. Li stiamo facendo vivere sospesi mentre vomitiamo la nostra ansia su Facebook.Abbiamo capito che in pandemia nessuno è sicuro? E che di per sé la ricerca della sicurezza nella nostra vita mortale è mera utopia?

Non sopporto più nulla, non sopporto più lo scontro. Vorrei solo, dopo 3 anni, parlare ai miei bimbi di musei, di gite scolastiche, di feste con gli amici, di Carnevale, vorrei che la Scuola per loro fosse anche spensieratezza. Vorrei che mi parlassero dei sorrisi dei compagni. Non delle regole anti Covid. O dell’elenco degli assenti e la paura della quarantena.

Lo sai, Sara, che nonostante le modalità di trasmissione del virus siano chiare, è vietato loro scambiarsi i bigliettini o il materiale scolastico? In molte scuole non si tolgono la mascherina neanche all’aria aperta? È scienza questa? A me sembra tortura. Questi bambini cresceranno con il timore che l’altro è infetto, sporco e può farci ammalare: è questo il messaggio che dopo tre anni vogliamo far passare loro?

Come fare a far capire che i bambini non rischiano la malattia grave da Covid- Sars 19 e che hanno creato questo terrore perché se davvero il covid avesse colpito i bambini sarebbe stata un’ecatombe dei più piccoli?In Italia non abbiamo terapie intensive pediatriche, dal 2014 la Sip denuncia la carenza di servizi ospedalieri per l’Infanzia e l’Adolescenza, e in due anni cosa è stato fatto: si è solo chiuso le scuole. [5]Perché questo non lo raccontano?Adesso forse chi si è scagliato con tanto odio verso i piccoli untori, politici, insegnanti e docenti dovrebbe fare mea culpa e ridare questi due anni ai bambini, invece no, facciamo tutto ma demonizziamo la scuola, emarginiamo i più piccoli. Assumersi la responsabilità di essere gli adulti in questa partita, alzarsi le maniche e provare a far vivere la normalità necessaria a bambini.

Ma che marinaio è, colui, che di fronte alla nave che affonda, la abbandona per primo? Si mettono in salvo, davanti alle tragedie, donne e bambini. Da secoli e secoli è un codice etico e morale che guida l’umanità: ma la nostra sembra perduta.Abbiamo bisogno in questo momento cruciale in cui dalla pandemia si va verso l’endemia di narrazioni diverse, di far cessare questa propaganda del terrore a tutti costi.Abbiamo bisogno, noi genitori, di epidemiologi che ci dicano quanti costi abbiano sui nostri figli le misure di contenimento: dobbiamo tornare a vivere.

Non so Sara, io mi sento stanca, ho iniziato seguendoti, perché mentre tutti avevano paura, tu dicevi di stare calmi, di imparare a guardare la complessità, di ballare sotto la pioggia.Grazie perché tu vivi questo tutti i giorni e non molli mai, grazie a te e a Clementina (Sasso) che avete sempre una parola di conforto per noi.Come dici tu, lo facciamo per i Nostri Figli e le Nostre Figlie, che nel vederci lottare e non arrenderci impareranno, forse, la lezione più grande: che in un Paese Civile che voglia essere chiamato tale, sulla apertura o chiusura della Scuola non si dovrebbe neanche discutere: i talebani chiudono le scuole per prime, quando prendono il potere.[1]https://www.corriere.it/…/lettera-pediatri-famiglia-la…https://sip.it/…/pronto-soccorsi-il-boom-di-accessi…/https://www.adnkronos.com/covid-e-scuola-monito-oms-basta…https://cppp.it/…/si-impara-e-si-cresce-soltanto-in…

[2]https://it.wikipedia.org/wiki/Mansplaininghttps://mariquitty.wordpress.com/…/stai-zitta-di…/

[3]https://www.researchgate.net/…/352131405_Maria…

[4]https://www.huffingtonpost.it/…/la-pandemia-toglie-il…

[5] https://sip.it/…/in-italia-poche-terapie-intensive…/https://www.sanitainformazione.it/…/terapie-intensive…/

13 gennaio 2022

Una situazione in cui si perde sempre

Commissione Dubbio e Precauzione

L’analisi dei dati epidemiologici forniti dall’Istituto Superiore di Sanità permette di osservare come, in Italia, i vaccini riducano parzialmente il tasso di infezione, in particolare con la Omicron, ma soprattutto abbiano offerto una apprezzabile protezione dalle conseguenze più gravi, con ridotta percentuale di ricoveri in terapia intensiva e decessi. Questo dato positivo va ponderato tuttavia con il numero di effetti avversi letali, cioè di decessi correlabili alla somministrazione vaccinale, che i dati Eudravigilance riportati dall’Agenzia Italiana del Farmaco pongono a 14, pur ancora in mancanza di farmacoviglianza attiva (1).

La Corte Costituzionale ha sempre ritenuto ai fini dell’obbligatorietà vaccinale (da ultimo 5/2018) che i prevedibili effetti avversi siano tollerabili, concetto che ovviamente non può includere la morte del vaccinato seppur in proporzioni statisticamente contenute. Inoltre, anche a causa dell’alta infettività della Omicron il numero di casi positivi sta crescendo in modo spropositato e continuativamente sia tra i vaccinati che tra i non vaccinati. Fortunatamente le pubblicazioni scientifiche recenti suggeriscono che la Omicron ha un’ottima prognosi nella stragrande maggioranza dei casi (1, 2, 3). Al 7 gennaio la percentuale di soggetti con sintomi critici o severi è intorno al 2% dei casi (fonte dati: ISS).

In questo momento quindi, come scrive la professoressa Monica Gandhi, esperta di malattie infettive (4), l’unico parametro atto a fotografare l’impatto dell’epidemia sullo stato del sistema sanitario resta quello delle terapie intensive occupate che, al momento (1500) è ben al di sotto dei valori (4500) raggiunti un anno fa. Inoltre, vista la alta contagiosità della Omicron, la stessa Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (5) scrive che “un numero significativo di pazienti che arrivano in ospedale per altre malattie (traumi, tumori, scompensi cardiocircolatori), all’atto del ricovero, che prevede il tampone, vengono diagnosticati come casi positivi asintomatici e questo aumenta la pressione nelle aree Covid delle strutture sanitarie, “tanto che le Regioni hanno finalmente chiesto di cambiare i parametri distinguendo tra ospedalizzati “per Covid-19” e “con Covid-19” (6).

La crescente diffusione della variante Omicron fa supporre che si possa giungere presto ad una condizione di endemia simil-influenzale, come scriveva su The Atlantic anche Yascha Mounk, professore della Johns Hopkins University (7). Quindi, piuttosto che indulgere nella retorica catastrofista colpevolizzando di nuovo i cittadini, a due anni dall’inizio della pandemia ci aspettiamo che il governo abbia attivato i reparti necessari completando gli organici carenti, tenendo conto dell’importanza di altre importanti patologie – dai tumori alle malattie cardiovascolari – che sono state gestite con preoccupanti ritardi ed inefficienze di cui ben presto pagheremo alti costi, umani e sociali. Ricordiamo che la salute non è solo rischio di contagio. I dati epidemiologici raccolti in 9 regioni italiane hanno evidenziato un aumento dell’84% degli accessi in Pronto Soccorso per patologie neuropsichiatriche, ed è particolarmente preoccupante notare che i casi di ideazione suicidaria sono incrementati del 147% rispetto al periodo pre-Covid (8. Probabilmente i contagi saliranno ancora nelle prossime settimane e così i tamponi con i loro insostenibili costi. Ricordiamo che il tampone è un presidio diagnostico e che andrebbe usato come screening solo in precise situazioni ad alto rischio.

L’incremento atteso dei “positivi” non potrà quindi servire ancora da pretesto per ulteriori misure draconiane, incomprensibili dal punto di vista sanitario e insostenibili dal punto di vista logico, sociale e economico. La gestione dei tamponi in questo momento è estremamente complicata. Non si riesce a fare tracciamento nelle scuole, per esempio. Che senso ha imporre il Green Pass base per tutte le attività? Una recente ricerca dell’Università degli Studi di Milano, ResPOnsE Covid-19, mostra chiaramente come il Green Pass e l’obbligo non abbiano alcun reale beneficio nei termini di aumento dei vaccini negli scettici e nei contrari, mentre alimentano scontro sociale e radicalizzano le posizioni (9).

Così facendo si crea ancora più disagio politico e sociale. Riguardo all’obbligo di terza dose, ci teniamo a ricordare che lo stesso Abrignani, sul Corriere della Sera, ribadisce che in base alle attuali conoscenze immunologiche bisogna essere molto cauti anche con la terza dose, che non può essere anticipata troppo.

Dichiara inoltre che, con quarte dosi ravvicinate e non motivate, si rischia la «paralisi» del sistema immunitario (10). Visto che la comunità scientifica sta ancora studiando gli effetti delle terze e quarte dosi sul sistema immunitario, non si dovrebbe avere più cautela e dare attuazione al principio di precauzione invece di rendere obbligatorio il booster per tutti gli over 50 (in contrasto con la giurisprudenza costituzionale sulla tollerabilità degli effetti per il vaccinato)?

È essenziale che la Corte Costituzionale finalmente si pronunci accogliendo nei tempi imposti dall’ urgenza il ricorso dei parlamentari isolani presentato il 7 gennaio. Persino alcuni esponenti del CTS hanno espresso perplessità sull’utilità dell’introduzione dell’obbligo vista la situazione attuale. Infatti se l’introduzione dell’obbligo è volta a decongestionare la rete ospedaliera, la misura è chiaramente inadeguata: gli effetti al limite si farebbero sentire non prima della primavera, quando si sarà molto attenuata la circolazione del virus. In base a quanto precede, la Commissione DuPre ritiene senz’altro condivisibili le parole del Prof. Crisanti, secondo cui l’obbligo vaccinale costituisce una “follia incostituzionale”.

In particolare, la Commissione concorda con Crisanti quando questi sottolinea che l’obbligo appare una “novità assoluta nella sanità pubblica”, configurandosi come un obbligo di cura, finalizzato esclusivamente a “impedire la malattia”, onde diminuirne l’impatto sul sistema sanitario (11). In effetti, un obbligo non generalizzato ma limitato a una fascia della popolazione, gli over 50, è da intendersi come obbligo terapeutico, e non come misura tesa a limitare la trasmissione del virus. Così come già avvenuto per la campagna di vaccinazione dei bambini, sembra dunque sproporzionata e pericolosa per la salute pubblica la misura governativa, introdotta in disprezzo del principio di precauzione e per l’ennesima volta con ingiustificata decretazione d’urgenza e senza discussione parlamentare, di obbligo vaccinale per gli over 50 in mancanza di ponderate e condivise valutazioni scientifiche. Vista la totale assenza di funzioni di garanzia esercitate dalla Presidenza della Repubblica, e vista la ripetuta imposizione di decine e decine di voti di fiducia richiesti in aula dal Governo Draghi nonostante l’abbondante maggioranza parlamentare di cui gode, imposizione che umilia il Parlamento ed impedisce ogni modifica ai testi portati in aula dall’esecutivo, la Commissione DuPre chiama, ancora una volta, i cittadini ad esigere l’immediato ristabilimento dei diritti costituzionali fondamentali e delle funzioni essenziali della democrazia parlamentare in Italia. La Commissione Dubbio e Precauzione

1) https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/ Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_8.pdf

2) https://www.medrxiv.org/…/2021.12.21.21268116v1.full? fbclid=IwAR0W_C34SahKPFRywkTOoj3rgQeJhRyhPDPr8YHlizboLhnoAwetd84XwLI

3) https://www.nature.com/articles/d41586-021-03794-8? fbclid=IwAR2J1HhuSo72YVuKB7Z4jqERmiysubT2tyNhuHNbU6AEgh9TryUaUwJ-slk

4) https://www.bmj.com/content/375/bmj.n3144? fbclid=IwAR0W_C34SahKPFRywkTOoj3rgQeJhRyhPDPr8YHlizboLhnoAwetd84XwLI

5) https://time.com/6129225/omicron-covid-19-case-counts/…

6) 4)https://tg24.sky.it/…/covid-oggi-bollettino-4-gennaio-live? lbp=2&fbclid=IwAR1MAgU7U5oJZNzshCGFYss8tMpJDo93cQm5uSB09yLm2HkdYozdM NQBKog

7) https://www.fiaso.it/…/Monitoraggio-ospedali-sentinella…

8 https://www.theatlantic.com/…/omicron-end-of…/621089

9) https://sip.it/…/2021/10/Pediatria9_pag_8-9_CORR.pdf

10) https://www.lavoce.info/…/i-vizi-dellobbligo-vaccinale…/

11) https://www.corriere.it/…/contro-covid…? &appunica=true&app_v1=true&fbclid=IwAR3jXhhgCrV5ZalKZx_9MaN9YeRYESuez6b6u FxJQ1ojjhHthvKcmJa-E98

12) https://www.iltempo.it/…/obbligo-vaccinale-follia…/

12 gennaio 2022

De Luca vuole chiudere la scuole fino a fine dicembre: articolo su Repubblica di Sara Gandini e Clementina Sasso

Questo pezzo è uscito ieri su la Repubblica Napoli. Per fortuna anche grazie ai vari ricorsi al TAR, tra cui il nostro promosso dalla Associazione Scuole Aperte Campania, bambini e ragazzi oggi andranno a scuola. Per ora l’ordinanza è sospesa e bisognerà entrare nel merito con l’incontro della camera di consiglio. Vi terremo aggiornati.

La volta scorsa eravamo finiti sul New York Times e ora Le Monde parla del disastro con le riaperture delle scuole in Italia. E noi continuiamo a raccontare le meraviglie della gestione della pandemia “modello italiano” e che i problemi sarebbero i novax?! Ecco l’articolo su Repubblica Napoli di Sara Gandini, epidemiologa/biostatistica e Clementina Sasso, astrofisica

De Luca dichiara di voler chiudere le scuole fino a fine gennaio, a casa medie e elementari. A due anni dalla pandemia siamo ancora a queste minacce. Come possiamo dimenticare che la Campania era finita persino sul New York Times e De Luca era stato criticato duramente per la scelta di chiudere a lungo le scuole, peggiorando la situazione già critica dell’abbandono scolastico?Le evidenze scientifiche indicano che la chiusura delle scuole è inutile e dannosa per diversi motivi:- E’ ormai dimostrato che nelle scuole con le misure di prevenzione adottate, la possibilità di contagio è estremamente ridotta ad una probabilità bassissima.

Chiudere le scuole non abbasserebbe il tasso di contagio, anzi, visto che i contagi avvengono in famiglia, si otterrebbe invece l’effetto opposto. – Svariati studi scientifici hanno mostrato che chiudere le scuole ma tenere aperto tutto il resto, dove la protezione da contagio è minore, è insensato.- Non solo l’istruzione è un diritto primario ma la socialità permette una crescita sana ai ragazzi.

A due anni dall’inizio della pandemia è stato osservato un incremento significativo del disagio psichico sia negli adolescenti che nei bambini. Di fatto, quindi, con la chiusura delle scuole, si aumenterebbe sensibilmente il disagio psicofisico per i ragazzi e si creerebbero problemi ai genitori che devono andare a lavorare, senza un reale guadagno in termini di contagio. La riapertura delle scuole vincolata alla vaccinazione non è sostenuta da alcun razionale:- I vaccini proteggono significativamente dalla malattia ma molto meno dal rischio di contagio, specialmente ora con la omicron e quindi il vaccino non darebbe alcuna garanzia in questi termini.- La situazione negli HUB vaccinali è vergognosa: gli accessi diretti non sono controllabili a fronte di un numero limitato di dosi giornaliere somministrabili.Se la preoccupazione è quella di avere troppe assenze tra gli alunni dovute all’aumento dei positivi sarebbe sufficiente eliminare i tamponi agli asintomatici, eliminare le quarantene preventive imposte ai contatti stretti, isolare esclusivamente i casi positivi. Si rammenta inoltre che il protocollo di tracciamento scolastico non prevede il periodo di quarantena per i contatti scolastici coperti da terza dose. In questo modo verrà garantita agli insegnanti, che hanno obbligo vaccinale, la presenza in classe anche in caso di positività tra gli studenti e i colleghi.

Dal punto di vista giuridico, il TAR Campania, con due sentenze dello scorso Novembre, ha sancito che le chiusure scolastiche effettuate dalla Regione Campania lo scorso anno erano illegittime (e quindi le ha annullate) perché non si è “tenuto conto della regolamentazione per “fasce” di rischio contenuta nella normativa statale, che aveva già operato, ex ante, il bilanciamento tra diritto alla salute e diritto all’istruzione (…) curando ove possibile il mantenimento della didattica in presenza per gli alunni più piccoli”. In sostanza, la Regione Campania non aveva tenuto conto dei DPCM emanati dal Governo e così sarebbe adesso visto che le limitazioni per la scuola non sono previste in nessuna fascia di rischio. Per altro, al momento, la Campania è in zona bianca e lo sarà anche la prossima settimana. La zona bianca è la fascia in cui non è verificata alcuna emergenza.Ricordiamo a maggior ragione che nemmeno nella vecchia classificazione delle zone e, in particolare, in zona rossa, dove vigeva l’emergenza massima, era prevista alcuna chiusura fino alla prima media.

Una recente pubblicazione della Società Italiana di Pediatria racconta della pandemia nascosta, quella psicologica. Si tratta di uno studio su 9 sezioni regionali che hanno analizzato l’andamento epidemiologico in uno o più centri ospedalieri e confermano un incremento di +84% di accesso ai Pronto Soccorso italiani per patologia neuropsichiatrica nel periodo marzo 2020-marzo 2021 rispetto al periodo pre-Covid (marzo 2019-marzo 2020): sono infatti aumentati del 147% gli accessi ospedalieri per “ideazione suicidaria”, seguiti da quelli per depressione (+115%) e per disturbi della condotta alimentare (+78.4%).

Il benessere dei nostri figli dovrebbe essere la prima preoccupazione. Ora che la stragrande maggioranza della popolazione è vaccinata chiedere ancora sacrifici ai nostri giovani è assolutamente inaccettabile. Dal punto di vista politico, viene meno – ancora una volta – il patto tra cittadini e Stato, che aveva assicurato che grazie alle vaccinazioni i minori avrebbero potuto continuare la scuola e la loro vita sociale. Molte famiglie hanno accettato di vaccinare i propri figli solo con questo obiettivo. Che credibilità avranno le istituzioni dopo questo ennesimo tradimento?

11 gennaio 2022

NON È QUESTO IL MODO DI CRESCERE

Di David Leonhardt per la rubrica The Morning Newsletter del NYT
Grazie a Marilena Falcone per la traduzione di questo bellissimo pezzo. Non perdetelo!

Nel corso dei due ultimi anni, gli Americani hanno accettato di infliggere un danno maggiore ai bambini per infliggerne uno minore agli adulti. Per i bambini americani il 2022 sta iniziando in una situazione di crisi.Da tempo so che la pandemia sta mettendo in uno stato di sospensione le vite dei bambini. Ma solo quando ho iniziato a raccogliere i dati e a leggere i report ho davvero compreso quanto allarmante la situazione sia realmente.–Il prezzo da pagare–I bambini sono rimasti indietro a scuola durante il primo anno di pandemia e non hanno recuperato. Fra gli studenti dalla terza elementare alla terza media, il livello in matematica e lettura è risultato inferiore al normale questo autunno, secondo il gruppo di ricerca NWEA.

La riduzione è stata maggiore per gli studenti di colore e latini, e per gli studenti nelle scuole a elevata percentuale di povertà.“Non abbiamo memoria di crisi di apprendimento di questo genere” ha affermato Michael Petrilli del Thomas B. Fordham Institute a Politico.Molti bambini e adolescenti stanno vivendo problemi di salute mentale, peggiorati dall’isolamento e dai disagi apportati dalla pandemia. Tre gruppi medici, inclusa la American Academy of Pediatrics, hanno proclamto di recente uno stato di emergenza nazionale per la salute mentale dei bambini, citando “incrementi drammatici nelle visite presso tutti i reparti di emergenza che si occupano di salute mentale”. Negli adolescenti, il numero di tentativi di suicidio è aumentato, leggermente fra i ragazzi, significativamente fra le ragazze. Il numero di visite al pronto soccorso per sospetti tentativi di suicidio da parte di ragazze fra i 12-17 anni è incrementato del 51% dai primi mesi del 2019 ai primi mesi del 2021, secondo il CDC. La violenza armata contro bambini e ragazzi è aumentata, nell’ambito di un più ampio incremento del crimine in tutto il Paese. A Chicago, per esempio, lo scorso anno sono stati assassinati 101 residenti di età inferiore ai 20 anni contro i 76 del 2019. Anche le sparatorie nelle scuole sono aumentate: The Washington Post ne ha contate 42 lo scorso anno, il record finora registrato, rispetto alle 27 del 2019. Molte scuole non sono ancora tornate alla normalità, con peggioramento in termini di perdita di apprendimento e di isolamento sociale.

Aspetti della vita scolastica un tempo normali, come la pausa pranzo, le attività extra-curriculari, le assemblee, le gite scolastiche, le conferenze genitori-insegnanti, il servizio scuolabus affidabile, sono profondamente cambiati se non completamente spariti.Quando The Morning Newsletter (del NYT) ha chiesto a genitori e insegnanti della situazione nelle rispettive scuole locali, c’è stato un vero e proprio travaso di angoscia:• “Non è questo il modo di crescere per i bambini”, ha detto Jackie Irwin, una lettrice dall’Oklahoma. “È esasperante”.• “Per tanti ragazzi la scuola rappresenta un ambiente sicuro, comodo, affidabile, ma non è stato così negli ultimi due anni”, ha detto Lisa Durstin di Strafford, Vt.• “Gran parte dello spirito di gruppo e dell’allegria che identificano una cultura scolastica serena e produttiva è scomparso”, ha detto Maria Menconi, consulente scolastica ed ex-preside in Arizona.I problemi comportamentali sono aumentati. “Le scuole in tutto il Paese segnalano un incremento nei comportamenti che denotano disagio negli studenti”, ha riferito Kalyn Belsha di Chalkbeat. “Alcuni sono palesi e visibili, come la devastazione dei bagni, i litigi accesi sui social media o le fughe improvvise dalle classi. Altri sono richieste di aiuto più silenziose, come le teste chine e il rifiuto di parlare”. Kelli Tuttle, insegnante a Madison, Wis., ci ha detto: “Ci sono tantissimi episodi di vandalismo, uso di imprecazioni e anche scontri fisici”. Una insegnante in California settentrionale ha riferito di aver assistito ai “commenti più crudeli e inappropriati rivolti agli insegnanti” mai ascoltati nei suoi 15 anni di carriera scolastica. La variante Omicron sta mettendo di nuovo sottosopra le vite degli studenti.

Molte scuole sono rimaste aperte questa settimana, ma in tante hanno annullato sport, recite e altre attività. In alcuni distretti le scuole sono state chiuse per un giorno o più, nonostante l’evidenza che la maggior parte degli studenti faccia fatica con l’apprendimento a distanza, come evidenzia la collega Dana Goldstein. Le chiusure sono state decretate ad Atlanta, Cleveland, Milwaukee, Newark, in diversi sobborghi di New York e in altre aree. “È il caos”, ha dichiarato a Dana Keri Rodrigues, presidente della National Parents Union. “La prima cosa che genitori e famiglie chiedono a gran voce è la stabilità”.–Scelte difficili–Nel corso degli ultimi due anni, gran parte della società americana ha deciso che arrecare danno a bambini e ragazzi fosse un effetto collaterale inevitabile di Covid-19. Ciò poteva anche essere vero nella primavera 2020, quando si è chiuso quasi tutto per rallentare la diffusione del virus mortale e sconosciuto.Tale approccio, tuttavia, è diventato sempre meno giustificabile nell’ultimo anno e mezzo, durante il quale abbiamo appreso molte cose in più sia su Covid che sulla reale dimensione delle sofferenze inflitte ai più giovani dalle restrizioni.I dati oggi suggeriscono che molte delle modifiche apportate alle routine scolastiche abbiano un valore opinabile nel controllo della diffusione del virus. Alcuni ricercatori esprimono scetticismo sulla reale riduzione dei casi di Covid grazie alle chiusure scolastiche nella maggior parte delle situazioni. Anche altri interventi, come il costringere gli studenti al distanziamento nelle pause pranzo, sembrano non avere grande impatto.

Un motivo è il fatto che le forme più gravi di Covid, incluso il long-Covid, sono estremamente rare nei giovanissimi. Per loro, il virus è molto simile a una normale influenza. Sono esposti a molti più rischi viaggiando in automobile. L’ampia disponibilità di vaccini dalla primavera scorsa solleva inoltre una questione etica: è giusto imporre ai ragazzi di soffrire per proteggere gli adulti non vaccinati, che volontariamente accettano su di sé i rischi relativi a Covid, incrementando così anche il rischio altrui? Ora come ora, gli USA stanno di fatto rispondendo “Sì” a tale domanda. A scanso di equivoci, si tratta di prendere decisioni difficili e accettare compromessi inevitabili. Covid può portare all’ospedalizzazione o a peggio per una piccola percentuale di adulti vaccinati, soprattutto nel caso di anziani e immunocompromessi, e consentire a ragazzi e bambini di riprendere la vita normale potrebbe generare rischi ulteriori. Omicron potrebbe aggravare tale rischio, lasciando ben poche opzioni valide alle scuole.

Negli ultimi due anni, però, molte comunità americane non hanno nemmeno cercato di trovare un vero compromesso. Hanno provato a ridurre al minimo la diffusione di Covid, un obiettivo sicuramente meritevole in assenza di altri fattori, invece di pensare a contenere i danni apportati alla società da Covid. Hanno accettato di infliggere un danno maggiore a ragazzi e bambini per proteggere gli adulti, senza prendere realmente atto del dilemma o valutare quale decisione porti a un minore danno complessivo. Considerando le scelte effettuate dal Paese, non ci si può sorprendere del fatto che ragazzi e bambini abbiano sofferto tanto.

https://www.nytimes.com/…/american-children-crisis…

10 gennaio 2022