Il governo della pandemia. Uno sguardo critico: Napoli 20.23 giugno. Il programma

La Fondazione Banco di Napoli e l’Istituto Italiano di Studi Filosofici promuovono la

Summer School

Il governo della pandemia. Uno sguardo critico

Napoli 20-23 giugno

La Summer School è rivolta a studenti, ricercatori, dottori e dottorandi di ricerca,

operatori di enti pubblici, di associazioni no-profit, e, in generale, a tutti coloro che

sono interessati a prendere in esame criticamente e a comprendere le modalità con le quali la pandemia da coronavirus è stata governata in Italia.

L’approccio critico che la Summer School intende adottare è motivato sia dall’intento

di interrogare i punti ciechi, le incongruenze e le carenze delle politiche messe in atto

in Italia (e altrove), sia dalla convinzione che sia necessario ampliare lo sguardo, andare

oltre l’analisi delle singole misure, e chiedersi quale sia stata la logica complessiva che

le ha rette, oltre che il quadro che ne è stato offerto dalla narrazione ufficiale.

I diversi punti di vista e gli approcci proposti durante le lezioni concorrono a ricostruire

nel modo più completo possibile questo quadro.

Le lezioni si svolgeranno a Napoli presso la sede della Fondazione Banco di Napoli

(Via dei Tribunali, 213) e presso la sede dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici (Via

Monte di Dio, 14).

L’iscrizione alla Summer School non prevede alcuna quota di partecipazione.

L’iscrizione si formalizza inviando entro il 28 maggio 2022 una richiesta al seguente

indirizzo e-mail:

scuolaestivagovernopandemia@gmail.com

La richiesta deve essere corredata dalle seguenti informazioni: nome e cognome, data

di nascita, luogo di residenza, titolo di studio, eventuale Ente di appartenenza, oltre a

una lettera di motivazione e CV in file Pdf separati.

Al termine della Summer School verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Il Comitato Scientifico (composto dai proff. Orazio Abbamonte, Paolo Barrucci,

Gianvito Brindisi, Gabriella Paolucci, Fiorinda Li Vigni, Geminello Preterossi) valuterà le domande di iscrizione e comunicherà l’elenco degli ammessi, nel numero massimo di 30, entro il 31 maggio.

Programma

20 giugno

Fondazione Banco di Napoli – Via dei Tribunali, 213

Mattino

9:30

Presentazione della Summer School

Gabriella Paolucci – Università di Firenze

10:00

Quale Critica? Per una messa a punto del concetto

Giorgio Cesarale – Università Ca’ Foscari, Venezia

Lucio Cortella – Università Ca’ Foscari, Venezia

Dibattito

Pausa Pranzo

Pomeriggio

15:00

Aspetti internazionali ed europei della gestione della pandemia

Pasquale De Sena – Università di Palermo

Dibattito

21 giugno

Fondazione Banco di Napoli – Via dei Tribunali, 213

Mattino

9:00

Dall’epidemiologia difensiva al mito del rischio zero. Una lettura critica

della gestione della pandemia

Sara Gandini – Università Statale Milano

I numeri della pandemia: quanto conta l’interpretazione?

Clementina Sasso – INAF Osservatorio Astronomico di Capodimonte

Pomeriggio

15:00

Capitalismo emergenziale: la vera crisi e le sue simulazioni

Fabio Vighi – University of Cardiff

Concentrazione e redistribuzione del reddito: utilità della crisi pandemica e

antidoti spirituali per la resistenza

Maria Giovanna Bosco – Università Bocconi – Milano

Dibattito

22 giugno

Istituto Italiano di Studi Filosofici – Via Monte di Dio, 14

Mattino

9:00

Come cambia una forma di vita? Su stato di emergenza e normopoiesi

Mariano Croce – Università “La Sapienza”, Roma

Aspetti costituzionali nel governo della pandemia

Massimo Luciani – Università “La Sapienza” – Roma

Dibattito

Pomeriggio

15:00

Noi sappiamo, ovvero ristabilire la logica dove sembra regnare la follia

Sergio Porta – University of Glasgow

Crisi e critica. L’ordine del discorso pandemico e le sue aporie.

Gennaro Imbriano – Università di Bologna (in attesa di titolo)

23 giugno

Istituto Italiano di Studi Filosofici – Via Monte di Dio, 14

Mattino

9:00

Il monopolio della verità scientifica

Roberta Lanfredini – Università di Firenze

Spettacolo dell’universale e violenza simbolica nel governo della pandemia

Gabriella Paolucci – Università di Firenze

Dibattito

Pausa Pranzo

Pomeriggio

Lavori di gruppo

Chiusura della Summer School

26 aprile 2022

FESTA DELLA LIBERAZIONE

Il monaco Gui Gou

Dopo l’ottava dose, a sorpresa, con un nuovo editto dell’Impero si stabili` di somministrare la nona a tutti gli esseri che popolavano il pianeta in qualsiasiforma, uomini o animali, vivi o morti o fantasmi, in un orgiastico e delirante parossismo vaccinale.

I medici vaccinatori, ossessionati e adirati per il fatto che il monaco Laohu, ora reincarnatosi in Qiaozhi, fosse riuscito piu` volte a prendersi gioco di loro e a sottrarsi alla vaccinazione, tornarono ancora una volta al suo monastero.

Entrarono impugnando tronfi il provvedimento. Sapevano che questa volta Qiaozhi non sarebbe potuto sfuggire loro, qualunque forma avesse nel frattempo assunto.

Il monastero pero` era deserto. Si udiva in lontananza un vociare festante. I medici allora uscirono dal monastero e trovarono in un bosco vicino i monaci, che in cerchio gioiosamente danzavano e cantavano mantra rituali. Cercarono Qiaozhi, ma non lo trovarono. Cosi` si rivolsero all’abate, che osservava in disparte con un sorriso sereno sul volto.

“Dove diavolo e` Qiaozhi? E che cosa significa tutto cio`?”

“Non troverete mai piu` Qiaozhi”, rispose l’abate. “Questa notte, mentre era in profonda meditazione, si e` smaterializzato, avendo conseguito moksha. E` per sempre libero dal ciclo delle morti e delle rinascite, dal samsara. Stiamo festeggiando la sua liberazione”.

In quel momento, i medici vaccinatori raggiunsero l’illuminazione.

25 aprile 2022

Cosa non possiamo perdonare alla Svezia?

Di Sara Gandini, epidemiologa e biostatistica, e Francesca Capelli, sociologa e scrittrice

Dai primi mesi del 2020, l’informazione e la politica italiane non hanno perdonato alla Svezia di aver affrontato la pandemia seguendo una strategia diversa dalla stragrande maggioranza dei paesi. Così, periodicamente, sullo stato scandinavo vengono diffuse notizie travisate o totalmente false rispetto alla situazione epidemiologica.

In questi giorni, la commissione istituita dal governo svedese sotto la pressione del parlamento ha confermato che le scelte sanitarie della Svezia per la gestione della pandemia sono state “fondamentalmente corrette” (1). Più di 17.000 persone sono morte ‘per’ o ‘con’ COVID-19 in Svezia, più decessi pro capite che nei vicini nordici, ma meno che nella maggior parte dei paesi europei che hanno optato per i lockdown. Se consideriamo l’eccesso di mortalità rispetto al passato, l’unico dato che ci permette di fare confronti affidabili, i dati dell’agenzia statistica Eurostat hanno mostrato che la Svezia ha avuto il 7,7% di morti in più nel 2020 rispetto alla sua media dei quattro anni precedenti, e questo eccesso di mortalità è tra i più bassi in Europa.

Alla luce delle conoscenze attuali la commissione ha dichiarato che i lockdown e le chiusure introdotte in altri paesi non fossero necessari. Sono stati fatti degli errori all’inizio del 2020 ma il “giusto equilibrio” è stato raggiunto soprattutto per quanto riguarda il settore educativo. Le scuole materne, elementari/medie sono state tenute aperte, mentre le università e le scuole superiori in alcuni periodi sono passati alla didattica a distanza.

In Italia questo report è stato ovviamente ignorato, mentre i più importanti quotidiani italiani hanno dedicato uno spazio enorme ad un discutibile articolo su una rivista senza impact factor ma spacciata come Nature. Si tratta di un articolo (5) pubblicato su ‘Humanities and Social Sciences Communications’ e la rivista non viene nemmeno elencata tra le riviste del gruppo Nature (6), infatti non è un articolo su uno studio medico-scientifico bensì rimane nell’ambito delle scienze sociali e della comunicazione della scienza. In questo articolo sociologico vengono presentate opinioni e nessuna analisi scientifica ulteriore se non un attacco politico alla Svezia e a Tegnell. L’articolo accusa pesantemente la Svezia di avere permesso che i pazienti Covid-19 più fragili e anziani fossero lasciati morire e trattati con terapie palliative come la morfina, anziché con l’ossigeno, e di un generale negazionismo mescolato a disinformazione pubblica riguardo alla diffusione del contagio e alle precauzioni necessarie.

I titoli dei nostri quotidiani sono particolarmente impressionanti. Repubblica: “Gestione pandemia, la Svezia diventa un caso: ‘Anziani lasciati morire e bimbi usati per diffondere il contagio’. Corriere della Sera: “La strategia della Svezia contro il Covid è stata un fallimento, ora ci sono le prove: morfina invece di ossigeno, bimbi usati per diffondere il virus e manipolazioni”. Il Sole 24 ore: “Studio Nature: la Svezia ha lasciato morire gli anziani di Covid. Sulla prestigiosa rivista scientifica un atto di accusa che coinvolge autorità sanitarie, amministrative e politiche del Paese scandinavo”.

L’articolo, insomma, è stato letto da oltre 200mila persone, eppure non si è ancora guadagnato nemmeno una citazione da altri lavori scientifici (7).

Era già successo nel 2020 che la Svezia dovesse riprendere il modo con cui i giornalisti italiani trattavano le scelte svedesi: “Abbiamo notato che negli ultimi giorni si è generata una spirale di disinformazione su media autorevoli in Italia. Ad esempio, un’intervista del primo ministro Stefan Löfven alla televisione svedese è stata estrapolata dal suo contesto e citata in maniera non corretta”, si legge in un lungo post pubblicato mercoledì sulla pagina Facebook dell’Ambasciata di Svezia in Italia. La frase a cui ci si riferisce è quel “Non abbiamo fatto abbastanza” finito sui giornali di tutto il mondo (😎.

Intanto la Svezia ha creato una commissione per valutare le proprie scelte sanitarie, qualcosa che in Italia difficilmente vedremo. Ma non è l’unico aspetto sui cui ci sarebbe da imparare. Lì hanno puntato tutto sulla fiducia tra cittadini e istituzioni, mentre da noi la gestione autoritaria della pandemia, dai lockdown agli obblighi vaccinali per età, ha creato solo scontro sociale. E se anche la giustificazione per le scelte del nostro governo fosse che gli italiani sono analfabeti funzionali – scusa usata per tutte le misure autoritarie e paternaliste durante tutta la pandemia – anche questa supposizione può essere rispedita al mittente. Secondo lo studio “L’impatto della pandemia Covid-19 nell’opinione pubblica europea” dell’Istituto Cattaneo di Bologna, che riassume i risultati di 12 mila interviste in Italia, Francia, Spagna, Germania, Spagna, Polonia e Svezia condotte nel 2020 e 2021, siamo molto poco complottisti e per nulla “novax”. (9) Non c’era alcun bisogno quindi di introdurre obblighi vaccinali. Come dichiara lo stesso Donato Greco, membro del Cts, al Corriere della sera, il fallimento dell’obbligo è storico: “È stato applicato tante volte e non ha mai portato risultati migliori delle strategie di offerta attiva e gentile. Significa cercare le persone, parlarci, convincerle, tornare a incontrarle. Tuttavia l’obbligo è stata una scelta necessaria per garantire la ripresa delle attività lavorative e sociali” (10). E’ quindi evidente che queste scelte sono tutte politiche e ben poco hanno a che fare con le evidenze scientifiche anche nell’ultimo anno, diversamente da quello che è successo in Svezia, in cui non hanno bisogno di appellare i cittadini come furbi o stupidi.

Cosa dovrebbero pensare, allora, i cittadini quando gli scienziati impongono misure che creano scontro sociale, pur sapendo che non hanno mai funzionato? Questa politica che ha portato all’obbligo vaccinale è la lineare prosecuzione della strategia dei lockdown, delle misure draconiane, delle mascherine all’aperto…. misure che non si basano sulle evidenze scientifiche, come Greco stesso dichiara, ma sul moralismo e un approccio autoritario che continua a trattare i cittadini come analfabeti funzionali. Per convincerci che le chiusure indiscriminate sono buone “in sé”, perché suggeriscono l’idea di un governo forte, competente, che ha in mano la situazione e che “fa quello che si deve fare”, per quanto doloroso. E se i risultati sono modesti, si può sempre dire che, se non si fosse fatto nulla, sarebbe andata ancor peggio.

È una sconfitta per tutti, in primo luogo per la scienza e la politica, sempre meno credibili.

1) https://www.cbc.ca/…/sweden-report-coronavirus-1.6364154

2) https://www.corriere.it/…/svezia-covid-fallimento-prove

3) https://www.repubblica.it/…/gestione_pandemia_la…/

4) https://www.ilsole24ore.com/…/studio-nature-svezia-ha…

5)https://www.nature.com/articles/s41599-022-01097-5

6) https://www.nature.com/nature…/about/journal-metrics…

7) https://www.wired.it/…/covid-19-svezia-strategia…/

https://tg24.sky.it/…/coronavirus-polemica-svezia-italia

9) https://www.cattaneo.org/covideurpubop…

10) https://www.corriere.it/…/covid-greco-non-vaccinati…

grazie a I blog del Fatto Quotidiano per l’ospitalità

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/covid…/6564172/

21 aprile 2022

I bambini non sono i più colpiti da questa pandemia, ma rischiano di essere le sue più grandi vittime

Di Sara Gandini, epidemiologa/biostatistica

Su Conflitti, rivista italiana di ricerca, formazione psicopedagogica e gestione dei conflitti, diretta dal pedagogista Daniele Novara

“…

Noi abbiamo lottato per far riaprire le scuole perché tutte le misure di prevenzione hanno effetti collaterali. Per altro avendo a che fare con un virus altamente infettivo, che si diffonde soprattutto al chiuso e che colpisce pesantemente principalmente gli anziani, chiudere le scuole ha fatto sì che in molte famiglie siano stati proprio i nonni ad aiutare nella cura dei bambini. Queste scelte paradossalmente hanno avuto un effetto perverso e probabilmente hanno contribuito negativamente al bilancio della pandemia.

Bisogna inoltre ricordare che il rischio zero non esiste da nessuna parte, specialmente in una pandemia, e che un approccio di epidemiologia difensiva non permette di pensare al benessere di tutta la società con un orizzonte di lungo periodo.

Infatti se in Italia e nel mondo non ci sono forti evidenze scientifiche che la chiusura delle scuole in presenza abbia giocato un ruolo di contenimento del contagio, non ci sono dubbi che abbia creato un grave disagio psicologico nei giovani e abbia messo in grande difficoltà la società tutta, soprattutto alle donne, nel presente e nel futuro.

La didattica a distanza e il lockdown hanno portato ad un aumento significativo nei giovani di depressione, disturbi alimentari, obesità, comportamenti autolesionisti, fino ai suicidi, persino nei bambini e adolescenti. Sono usciti studi di coorte, su importanti riviste scientifiche, che hanno mostrato un aumento sia della depressione che dei casi di suicidio nei minori, non solo in Asia ma anche in Europa, rispetto a prima della pandemia e in corrispondenza con la riapertura delle scuole.

“I bambini non sono i più colpiti da questa pandemia, ma rischiano di essere le sue più grandi vittime”: così apre il report delle nazioni unite dedicato all’impatto del Covid-19 sui bambini (UN Policy Brief: The Impact of COVID-19 on children, 15 April 2020). Per altro, come era immaginabile, i ragazzi con bisogni educativi speciali sono quelli particolarmente danneggiati dall’interruzione dei servizi educativi.

Sulla base dell’esperienza della didattica online nei Paesi Bassi, un importante studio pubblicato su PNAS ha mostrato che i progressi degli studenti sono stati inferiori di circa un quinto rispetto a quello che avrebbero imparato nel corso di un anno scolastico in presenza dopo una chiusura delle scuole di sole 8 settimane. Ricordiamo che l’Olanda è un paese tecnologicamente avanzato per cui il sistema formativo ha potuto disporre di ottime strumentazioni per la didattica a distanza. Gli autori dello studio mostrano che i risultati sono stati disastrosi: se in media l’apprendimento si è ridotto di circa il 20 per cento, l’impatto è stato ancora più grave per gli alunni provenienti da famiglie con genitori senza istruzione universitaria: per loro, la riduzione dell’apprendimento è stata peggiore di circa il 50 per cento rispetto agli altri.

Il 14 luglio 2021 sono stati pubblicati i risultati delle prove invalsi in cui sono stati coinvolti oltre 2,1 milioni di studenti italiani. La didattica a distanza ha comportato un generale rilevante abbassamento delle competenze in particolare per italiano e matematica. Il confronto degli esiti della scuola primaria del 2019 e del 2021 mostra un quadro sostanzialmente stabile ma la scuola primaria è quella che ha potuto chiudere di meno durante la pandemia. Nelle scuole medie i dati sono molto meno confortanti: nell’anno scolastico 2020-2021 non hanno raggiunto risultati adeguati il 39÷ degli studenti di terza media in italiano ei il 45 per cento in matematica. Naturalmente le perdite maggiori sono state registrate tra gli allievi che provengono da contesti socio-economico-culturali più sfavorevoli. Per le superiori il 44 per cento degli studenti all’ultimo anno non ha raggiunto «risultati adeguati» in italiano e il 51 per cento in matematica, con percentuali quasi doppie tra gli studenti provenienti da un contesto svantaggiato. Al sud Italia per quanto riguarda l’italiano, gli studenti che non raggiungono la soglia minima di competenze in Italiano sono il 64% in Campania e Calabria, il 59% in Puglia, il 57% in Sicilia, il 53% in Sardegna e il 50% in Abruzzo. Mentre per la matematica, il 73% in Campania, il 70% in Sicilia e il 69% in Puglia.

Non andare a scuola ha pesato non soltanto sui giovani ma anche sulle loro famiglie e soprattutto sulle donne. Secondo quanto rileva l’Istat, a dicembre 2020 gli occupati sono diminuiti di 101.000 unità: 99.000 sono donne e appena 2.000 uomini.

…”

L’articolo completo qui:

https://cppp.it/…/conflitti-la-rivista/Presentazione

18 aprile 2022

L’IGNORANZA DEI FACT CHECKERS

Molti che fanno FactCheck non sanno nulla di ciò che scrivono eppure diventano il verbo e chiunque li corregga viene bollato e censurato!

Martina Pastorelli intervista la giornalista d’inchiesta Serena Tinari: durante la pandemia il giornalismo ha fallito, producendo un lavoro di basso livello le cui prime vittime sono i lettori.

#lachiesachecè

Serena Tinari aveva lavorato anche a precedenti pandemie e aveva vinto prestigiosi premi per il suo lavoro d’inchiesta in questo ambito:

“Pandemia suina, uno spettro che ha preoccupato il mondo. Le previsioni dei catastrofisti non si sono realizzate: il pianeta l’ha vissuta come una comune Influenza. Gli Stati hanno acquistato milioni di dosi di vaccino pandemico, rimaste per lo più inutilizzate. L’hanno fatto su indicazione dell’OMS. Al Consiglio d’Europa, la Commissione Sanità accusa l’OMS di avere creato una “falsa pandemia”, un business miliardario. L’OMS si è fatta condizionare dall’industria farmaceutica”

https://www.laregione.ch/…/serena-pseudoscienze-tinari…

16 aprile 2022

Wargasm-Orgasmi di guerra di Francesca Capelli: la recensione de Il chimico scettico

Una bellissima recensione de Il chimico scettico del libro della sociologa e scrittrice Francesca Capelli

WARGASM-ORGASMI DI GUERRA

Non si tratta di un libro che tratti della guerra in Ucraina, ma di una accurata disamina delle parole e dei segni di due anni di pandemia, cioè della miglior disamina possibile. Perché, e chi segue questa pagina dovrebbe averlo ormai ben presente, in due anni di vicende pandemiche le scienze hanno avuto un ruolo del tutto secondario. Il proscenio è sempre stato presidiato dalle parole, dalla narrazione.

E il libro di Francesca Capelli ci ricorda quanto questa narrazione sia stata aberrante, e anche che c’è un sottile filo rosso dalle impronte delle mani attorno ai bisonti raffigurati nelle caverne fino alla mascherina e al green pass.

E’una buona occasione per tenere a mente chi ha detto cosa e quando, e per leggerne un’analisi acuta. Che non è una cosa di secondaria importanza, in tempi in cui la memoria degli individui tende alla memoria dei social media (cortissima). Di tutto vi riporto un brano che riecheggia un post dell’ autrice, già condiviso a suo tempo su questa pagina:

L’estremizzazione perversa del burocrate è Adolf Eichmann, così come lo descrive Hannah Arendt in La banalità del male. Eichmann, che si limitava a obbedire agli ordini e organizzava il trasporto degli ebrei verso i campi di sterminio senza farsi domande, senza provare né odio né pena per gli esseri umani che mandava alla morte. Paradossalmente il burocrate, portatore della razionalità del metodo scientifico, finisce per abiurarla quando rinuncia all’esercizio del pensiero critico, pratica che non ha a che vedere con l’accumulazione di conoscenze ma con la capacità di distinguere il bene dal male.

Sull’estremo opposto troviamo il crociato, figura premoderna, che risponde – tornando a categorie weberiane – a strutture di potere religiose o carismatiche. Vive lo spazio delle reti sociali come una Gemeinschaft (la comunità di Tönnies), fatta di interazioni immediate e personali, sui cui si basano ruoli, credenze e valori vissuti in maniera identitaria, organica, totemica. Il crociato si sente investito di una missione superiore e salvifica da compiere. Il suo ruolo non è diffondere conoscenza tecnica, ma convertire le anime alla vera fede. Il lockdown, prima, e la vaccinazione poi gli hanno fornito una bandiera nel cui segno combattere, sia che abbracci il discorso ufficiale, sia che si convinca che il Covid non esiste, ma è un complotto ordito da un potere occulto.

Pure il crociato detesta gli intellettuali, in particolare giuristi e filosofi, colpevoli di perdere tempo in troppi distinguo mentre il mondo crolla a pezzi, ma anche i tecnici, che scotomizzano la morale dalle proprie misurazioni. Un esempio per tutti, l’ondata di indignazione che solleva qualsiasi tentativo di calcolare quanti siano stati davvero i morti per Covid, considerato un atto cinico e non un dovere della scienza per ricavarne qualche dato epidemiologico utile. O il rifiuto di valutare i vaccini in base al rapporto costi-benefici. Il crociato non discute, ma evangelizza. Non prevede gradazioni di consenso, ma adesione totale. Non fa appello alla razionalità, all’oggettività del dato, ma al senso di colpa, alla paura, all’emotività, all’uso pubblico dell’empatia. Non vuole persuadere, vuole convertire. E se non ci riesce, è pronto a mandare al rogo l’eretico, convinto che servirà a purificare la società dal male e dalla malattia.

Seguite la seguente pagina per saperne di più

Wargasms/Orgasmi di guerra: il libro

15 aprile 2022

Il peggior nemico della democrazia è l’abitudine

DAVIDE SABATINO IN DIALOGO CON PASQUALE DE SENA

Da L’Indispensabile – movimento rivoluzionario

“Il peggior nemico della democrazia è l’abitudine.

Il nostro sistema giuridico ha una storia ben precisa, delle tappe ben precise e un’armonia ben precisa, frutto di lotte e di conquiste secolari. Ogni passo in dietro, rispetto all’acquisizione di quelli che vengono chiamati “diritti fondamentali”, è una ferita nella pancia del nostro sistema di convivenza civile che difficilmente può rimarginarsi in un breve lasso di tempo. Se da una parte ci vuole poco per abituarci a un sistema fatto di restrizioni e di regole che limitano la nostra possibilità di vivere tranquillamente, viceversa ci vorrà molto tempo prima che si possa riaffermare quello che i nostri genitori davano per raggiunto e inamovibile.

Per questo motivo il Professore ordinario di diritto internazionale, Pasquale De Sena, si mostra molto preoccupato delle gravi violazioni avvenute in questi ultimi due anni nel nostro Paese. “Le libertà costituzionali che sono andate sotto compressione – dice infatti De Sena – non sono più percepite come dei valori fondanti la nostra convivenza, ma come delle variabili dipendenti dalle condizioni di insicurezza che si possono verificare”. “Queste condizioni di insicurezza – continua De Sena – possono derivare tanto da fenomeni di carattere sanitario tanto da fenomeni di altro genere”, creando uno stato di democrazia a intermittenza che non è assolutamente accettabile.

Le ultime vicende legate alla gestione dell’emergenza Ucraina ci fanno vedere come la fragilità delle nostre istituzioni passa innanzitutto da una crisi profonda della visione politica (interna ed esterna) intesa come spinta ideale e orientativa dei destini delle comunità. “Le élite occidentali – sostiene De Sena – sono completamente prive di cose da dire” e perciò non riescono a condurre i popoli verso una dimensione positiva, che non sia schiacciata sull’emergenza e sulla fuoriuscita di elementi deliranti e paranoici. Ed è proprio su questo punto che il nostro lavoro di Movimento rivoluzionario cerca di agire, favorendo la rianimazione di un pensiero politico che funga da possibile propellente per un cambiamento radicale del nostro sistema sociale.

Davide Sabatino

13 aprile 2022

Fine della guerra come metafora mentre nelle scuole sembra di essere gli “ultimi giapponesi”

Di Lorenzo Morri, insegnante

Presidio primaverile per una Scuola a scuola – Liceo Leonardo da Vinci – Casalecchio di Reno (BO)

Peter Doshi, editor del prestigioso “British Medical Journal”, a dicembre scrisse che la fine della pandemia non sarebbe stata annunciata in televisione. Infatti, a terminare compiutamente in un tempo definito non possono essere i fenomeni biologici in sé stessi, ma solo quelli psicologici della paura e dell’attenzione collettiva ad essi correlati. Prima o poi si presenta un nuovo evento catalizzatore, che riattiva in altra direzione le emozioni social-mediatizzate in via di esaurimento perché troppo a lungo e intensamente convogliate verso un precedente evento catalizzatore, ormai divenuto vecchio.

I carri armati russi e le città in macerie dell’Ucraina hanno accelerato la fine della pandemia.

Ma che cosa ci stanno insegnando i missili che sibilano e i milioni di persone in fuga?

1) Che la guerra, vera, è quella che gli uomini decidono di muovere contro altri uomini e che è stato fuorviante parlare per due anni, ogni giorno e ad ogni ora, di “guerra al Covid”, secondo una metafora incongrua, che ha avuto l’unico effetto di accendere un conflitto civile strisciante tra pro-vax e no-vax.

2) Che, quando nel marzo del 2020, in poche settimane, i morti per il contagio a Milano uguagliarono in numero quelli dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale e la stampa ne riferì come indice di catastrofe, si trattava di un errore di prospettiva. Le vittime di un agente patogeno, che colpisce in aggiunta o in concorso con tante altre cause di decesso, non si contano sulla stessa scala delle vittime delle bombe. In una guerra vera ogni corpo esanime, sia bambino sia anziano, è un corpo la cui vita si è deciso di distruggere – un corpo alla cui vita, naturalmente esposta a innumerevoli pericoli che non possono non esserci, si è arbitrariamente deciso di aggiungerne un altro, che poteva non esserci.

3) Che il confronto con una guerra vera (quella dei nostri nonni e bisnonni), servito spesso agli adulti per minimizzare il senso di privazione vissuto dai giovani durante questi anni di confinamento e chiusure scolastiche e sportive, era sbagliato in radice. Perché anche la “guerra al Covid”, una guerra come metafora, è stata condotta tuttavia con mezzi così violenti da produrre costrizioni e sofferenze pienamente reali.

Il problema è che in ogni guerra, vera o metaforica, c’è qualcuno che per ignoranza o impazzimento continua a combattere anche fuori tempo, come quei giapponesi sperduti nelle isole del Pacifico che si ostinavano a resistere a dispetto della resa.

Ecco, in Italia, dove si stanno spegnendo i fuochi della guerra come metafora, ma nelle scuole persistono sfilze di divieti e dal 1 maggio studenti e insegnanti saranno gli unici cittadini obbligati a indossare le mascherine al chiuso, sembra di essere gli “ultimi giapponesi” di una vicenda ovunque pressoché conclusa per il dileguare delle forze di attenzione e di paura, mentre i fuochi della guerra vera infuriano tremendi accanto a noi.

Grazie a I blog del Fatto Quotidiano per l’accoglienza:

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/i-tank…/6551740/

10 aprile 2022

Vittorie e sconfitte

di Luciana Apicella

Nell’arco di 24 ore accadono due fatti di un certo rilievo:

l’OMS dichiara terminata la fase acuta – dunque emergenziale – della pandemia;

il Parlamento tedesco vota contro l’obbligo vaccinale per gli over 60, versione “ammorbidita” rispetto alla precedente proposta per gli over 50: un insuccesso che viene riportato come la prima grande sconfitta del cancelliere Scholtz dall’inizio del suo mandato.

Già l’Austria aveva fatto lo scorso 9 marzo un passo indietro rispetto all’obbligo vaccinale per tutti gli over 18 che sarebbe dovuto scattare a metà marzo, ritenendo la legge non più necessaria con Omicron, e rimandando la questione a una successiva “valutazione di una commissione di esperti” a metà giugno.

In Italia sono partite ieri 600mila su 2 milioni di lettere per i “no vax” over 50 renitenti.

Una sanzione di100 euro per chi, entro il 15 giugno, non sia vaccinato oppure abbia eseguito soltanto la prima dose o la seconda senza il richiamo nei termini previsti.

Dei 2 milioni di renitenti, circa 800mila hanno contratto il Covid: spetterà a loro, con una procedure pare non semplice, comunicare alle Asl il proprio status di guarigione entro 10 giorni dal ricevimento della comunicazione, quindi comunicare all’Agenzia delle Entrate di aver comunicato con l’Asl, e di lì attendere il proprio destino. Immaginiamo che molti pagheranno 100 euro per evitare i gorghi della burocrazia, consentendo un incasso da parte dello Stato di 200 milioni di euro circa.

Fonti:

https://www.ilpost.it/…/germania-obbligo-vaccinale…/?

https://www.rainews.it/…/covid-laustria-sospende-la…

https://www.ilsole24ore.com/…/pronte-multe-2-milioni-no…

8 aprile 2022

Digiuno e r-esistenza per il ripristino dei diritti contro ogni discriminazione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

COMUNICATO STAMPA – 5 aprile 2022

Un’altra fame: Digiuno e r-esistenza per il ripristino dei diritti contro ogni discriminazione

MANIFESTAZIONE

Sabato 9 aprile, dalle 17 alle 19

Roma, Largo di Torre Argentina

Diretta sulla pagina Facebook “Un’altra fame” https://www.facebook.com/altrafame/

Il 31 marzo 2022 è terminato lo stato di emergenza, durato ventisette mesi e occorso ad affrontare con misure straordinarie le contingenze pandemiche. Con il Decreto Legge n. 24, del 24 marzo 2022, il Governo italiano ha dato inizio a un processo di revisione della normativa emergenziale, apparentemente per dare inizio al superamento delle limitazioni delle libertà personali, ma al fine annunciato di costruire una struttura permanente di preparazione e reazione antipandemica.[1]

Da una parte si programma l’accantonamento dei dispositivi green pass base e green pass

rafforzato, dall’altra se ne elogiano i successi e si rimane disponibili a giustificarne l’utilizzo.

Termina formalmente nel nostro Paese l’emergenza sanitaria; proseguono e si aggravano le crisi dello Stato di diritto, della società e delle esistenze individuali.

Dal primo aprile mezzo milione di adolescenti, a cui è stato negato lo sport per 4 mesi, continuano a non poter praticare attività fisiche e agonistiche al chiuso, con grave danno per la salute del corpo, per il benessere psichico, per la socialità, l’autostima, l’inclusione, la continuità di percorsi formativi portati avanti con passione e fiducia per anni.

Dal primo aprile centinaia di migliaia di sanitari, medici, infermieri, e anche educatori, continuano a essere sospesi dall’ordine professionale e dal lavoro – trovandosi privati in molti casi dell’unica fonte di sostentamento.

Dal primo aprile i docenti sospesi sono stati riammessi a scuola, ma solo per subire la punizione aggiuntiva del demansionamento e vedersi negata l’essenza stessa della propria professione: la relazione con gli studenti.

Dal primo aprile l’accesso a mezzi e locali pubblici, a molti contesti della vita sociale, è rimasto subordinato alla capacità di ognuno di “dimostrare” (nominalmente e non sostanzialmente, peraltro, come è ampiamente dimostrato) una certa condizione del proprio organismo – come se si fosse anzitutto corpi, e poi cittadini portatori di diritti ed esseri umani intrinsecamente degni.

Dal primo aprile, e per i prossimi mesi, come fin dall’inizio dell’emergenza, la scuola è destinata a essere il contesto contrassegnato dalle restrizioni più dure, sproporzionate e dannose, con il persistere di misure antisociali e dell’obbligo di mascherina: una disposizione, quest’ultima, che secondo le massime autorità sanitarie mondiali può avere conseguenze negative sulla socialità, sulla capacità di espressione, sulla relazione paideutica, sulla didattica.

Ciò che è più grave e sconcertante è che dal primo aprile tutto questo sembra essere diventato più accettabile, tollerabile perfino in regime di ordinaria amministrazione. Quanto è annunciato come il ritorno alla normalità sembra piuttosto una normalizzazione di paradigmi politici aberranti e una validazione definitiva dell’eredità della gestione del covid: un lascito destinato a “disciogliersi” nella prassi politico-amministrativa ordinaria e nell’immaginario collettivo, fino a diventare invisibile, pur continuando ad agire e a condizionare la vita del Paese e delle persone.

Turbati e convinti della necessità di un ripensamento collettivo intorno alle politiche pandemiche, già nei mesi scorsi ci siamo attivati, manifestando il nostro dissenso attraverso periodi di sciopero della fame e contributi vari al dibattito pubblico.

Con la stessa mitezza e la medesima determinazione che ci hanno indotti a scegliere un pacifico e radicale coinvolgimento delle nostre persone, sabato 9 aprile saremo a Roma, in Largo di Torre Argentina, a partire dalle ore 17,

• per testimoniare le nostre profonde convinzioni;

• per esprimere solidarietà alle persone che sono state discriminate per mesi, e a quelle che ancora oggi lo sono, e continueranno a esserlo;

• per auto-determinarci come oppositori nonviolenti a politiche irricevibili;

• per portare in piazza semi di un linguaggio civile diverso e alternativo a quello dell’odio, del

disprezzo e dello scontro, che per un tempo troppo lungo è stato il solo modo possibile di

confrontarsi pubblicamente;

• per immaginare un futuro condiviso e condivisibile ma non unanime, comune ma plurale e liberale: il futuro di un Paese che possa dirsi davvero “unito” – e non unito a parole eccetto qualche milione di persone che non sono nemmeno percepite come tali;

• perché siamo molto diversi tra noi, sul piano politico, culturale, professionale, spirituale,

delle scelte concrete; e abbiamo scoperto che queste diversità non ci separano, ma ci nutrono, ci arricchiscono e ci uniscono. Questo è un altro messaggio che vogliamo testimoniare.

Interverranno:

Licia Coppo, Ivan Crico, Carlo Cuppini, Simonetta Ferri, Gabriella Massa, Enrico Macioci, Luigi Magli, Fabrizio Masucci, Romina Piccolo, Stefano Pietrinferni, Saverio Mauro Tassi (in collegamento), Pieralberto Valli, Valentina Vico.

Alla ricerca del dialogo con ogni possibile interlocutore, invitiamo cittadine e cittadini, esponenti di forze e movimenti politici, rappresentanti di istituzioni e garanti, operatori di media nazionali e internazionali, a venire a incontrarci.

Occhi negli occhi, a viso aperto, con desiderio di confronto reale e di una ritrovata prossimità

dopo tanto incolmabile distanziamento: è con questa attitudine che vogliamo condividere

riflessioni, preoccupazioni, sofferenza, speranza e consapevolezza sullo stato della democrazia, sul destino del tessuto sociale, sulla salute dei più giovani, sulla persistenza di paradigmi politici e culturali che rappresentano l’eredità del covid e devono essere compresi in tutte le loro implicazioni, sul bene comune.

Come già fatto a metà febbraio al momento di iniziare lo sciopero della fame, chiediamo a

Governo e Parlamento di rimuovere immediatamente, permanentemente e in via di principio, ogni forma di green pass, e con questo ogni forma di discriminazione tra cittadine e cittadini.

[1] Cfr. conferenza stampa del Presidente Draghi e del Ministro Speranza del 17 marzo 2022: < https://www.youtube.com/watch?v=Qk7VUd7jbrY >, minuto 26:28.

Comitato spontaneo “Un’altra fame”

Aggiornamenti e documenti sulla pagina Facebook Un’altra fame:

https://www.facebook.com/altrafame/

Per contatti:

unaltrafame@gmail.com

Carlo Cuppini carlocuppini@gmail.com

Licia Coppo licia.coppo@gmail.com

7 aprile 2022

COVID-19 e vaccini anti-COVID-19 nei minori

di Silvano Vignati, biostatistico, Emanuele Bonanni, imprenditore, Maurizio Rainisio, biostatistico, Sara Gandini, epidemiologa/biostatistica

I vaccini anti COVID-19 si sono dimostrati efficaci armi per contrastare la malattia grave. Questo, tuttavia, non deve far dimenticare il tema della loro sicurezza, soprattutto se le campagne vaccinali sono rivolte ai più giovani che hanno un rischio molto basso di gravi conseguenze (1). Anche se tra i quasi 6 milioni di ragazzi italiani di 5-15 anni, il 15% per anno, si è infettato, meno di 500 per milione per anno (0,05%) sono stati ricoverati, poco più di 100 per milione sono (0,01%) i ricoverati in Terapia Intensiva (TI) e circa 2 per milione (0,0002%) sono deceduti. Sappiamo che in Italia i deceduti avevano in media 4 patologie concomitanti e il 91% nella fascia 16-59 anni presentavano almeno una patologia.

Con un modello multivariato abbiamo analizzato 650 mila casi positivi a Sars-cov2 (2) estraendo i dati pubblici statunitensi (CDC), e abbiamo confermato la maggiore probabilità di decesso per Covid-19 dei ragazzi più fragili (oltre 8 volte rispetto a chi non ha comorbidità). Un altro studio pubblicato recentemente (3) ha mostrato che le frequenze relative di ospedalizzazione e TI per COVID-19 per soggetti giovani e sani sono sovrapponibili a quelle per influenza e i rischi incrementano significativamente con la presenza di altre patologie, condizione sociale svantaggiata, origine etnica (non caucasica) ed anche per sesso (maschi più a rischio).

È necessario ragionare in termini di rischi-benefici, tenuto conto che i rischi legati alla malattia COVID-19 dipendono anche dalla probabilità di contrarre l’infezione, come abbiamo visto circa 15% in un anno, mentre quelli riferiti ai vaccini si applicano a tutta la popolazione che per scelta o per obbligo viene sottoposta a vaccinazione.

Per stimare le reazioni avverse da vaccino, che sono basate su segnalazioni volontarie effettuate senza garanzia che tutti i potenziali eventi avversi siano segnalati (farmacovigilanza passiva) e senza uniformità delle informazioni, bisogna tenere in conto che i dati di pubblico dominio (2) forniti dalle agenzie governative o sovranazionali presentano una scarsa omogeneità e attendibilità. Gli operatori sanitari segnalanti dovrebbero avvalersi del protocollo AEFI (Adverse Events Following Immunization), che aiuta a classificare per rilevanza le potenziali reazioni avverse, ma tale strumento non è sempre utilizzato, tanto che AIFA nel “Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini COVID-19 n.8 2021”, indica che dei 555 casi segnalati in Italia, solo 396 erano stati valutati con AEFI. La stessa agenzia riporta nel “Rapporto annuale sulla sicurezza dei vaccini anti-COVID-19 27/12/2020 – 26/12/2021” che i casi di decesso “correlabili” al vaccino sono 22, per buona parte riferiti a soggetti anziani con un quadro clinico compromesso.

Tenendo conto di queste limitazioni, a partire dai dati pubblici sui giovani europei tra i 10 a 19 anni (articolo non ancora sottomesso a revisione tra pari), da inizio pandemia sino al luglio 2021 abbiamo stimato 1,5, decessi 4,8 TI e 82,3 ospedalizzazioni per reazioni avverse in seguito a vaccino per milione di dosi (oltre 5 milioni di somministrazioni) mentre gli eventi attribuiti a COViD-19, tra i casi diagnosticati come positivi alla malattia, sono stati rispettivamente 1,8 decessi, 7,9 TI e 237,6 ospedalizzazioni. Per le miocarditi si è potuto stimare il rischio in seguito a vaccino, pari a 28,7 per milione di vaccinazioni complete. I casi di miocardite attribuiti al vaccino Pfizer-BionTech sono 31 per milione in media, maggiori nei maschi (53) rispetto alle femmine (10), mentre 12 casi per milione, tutti maschi, sono da attribuire a Moderna.

Tutti gli studi di popolazione esprimono incidenze di evento avverso doppie o triple rispetto alle stesse grandezze stimate a partire dai dati pubblici, suggerendo grande prudenza nel loro utilizzo per studi epidemiologici.

In conclusione “Moderna” si conferma inadeguato per la popolazione più giovane, a causa del rischio più elevato di miocardite, che anche se risolta potrebbe generare un danno permanente tessutale e può richiedere follow-up pluriannuale. È per questa ragione che in diversi paesi non viene consigliato sotto i 30 anni. Nonostante questo in Italia nella settimana 13-19 marzo 2022 il vaccino Moderna ha costituito ancora il 26,8% dei vaccini somministrati a giovani di 12-39 anni (dati forniti dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19).

I risultati esposti fanno riferimento a contesti epidemici di singole nazioni dominati dal ceppo originario del virus e dalla variante delta. L’insorgere di nuove varianti necessita di continui aggiornamenti.

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Riferimenti bibliografici e delle fonti:

1) Deaths from COVID ‘incredibly rare’ among children. Studies find that overall risk of death or severe disease from COVID-19 is very low in kids. Heidi Ledford, 2021

(2) Reazioni avverse Europa forniti dal’EMA attraverso il sistema Eudra Vigilance sono disponibili all’indirizzo https://www.adrreports.eu/it/index.html.

Dati vaccinali europei sono consultabili a:https://www.ecdc.europa.eu/en

Dati epidemici Europei COVID: (https://covid19-surveillance-report.ecdc.europa.eu/…) forniti da ECDC.

Dati epidemici Usa: https://www.cdc.gov/

(3) J.L. Ward et. al.: Risk factors for PICU admission and death among children and young people hospitalized with COVID-19 and PIMS-TS in England during the first pandemic year, Nature Medicine 20/12/2021.

(4) D. Mevorach et al., Myocarditis after BNT162b2 mRNA Vaccine against COVID-19 in Israel, The new england journal of medicine, 2021.

(5) Husby A. et al, SARS-CoV-2 vaccination and myocarditis or myopericarditis: population based cohort study, BMJ 2022

Grazie a I blog del Fatto Quotidiano per l’ospitalità

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/i-vaccini…/6542091/

3 aprile 2022

Le stanze vuote (libro di poesie)

Di Luisa Trimarchi

Mirando

Ubriaca di stelle

che non cadono

– sempre attaccate al

cielo – come io nella

terra – riversa – miro

all’ebbrezza – indomita –

ancora viva – sebbene

già morta.

settembre 2020

Le stanze vuote

Restano vuote le mie stanze

con i superstiti che parlano

– i ricordi che si arrestano –

tacciono d’un tratto – è tutto

vuoto – gridano le voci –

è follia – dice – la testa piena.

È solo il vuoto – triste vuoto –

dice la voce di colei che sa.

novembre 2020

Dalla finestra

Luci nella nebbia – spenta –

si assottigliano i contorni –

vivi nel nulla del silenzio

e tracci strade nella solitudine

non più nera – ma grigia.

Come i colori sbiaditi usurati

dall’attimo dopo attimo –

dallo sgorgare che poi

si arresta – fino a spegnersi –

infine.

novembre 2020

Congedo

Annegare

nel mare

del male

gennaio 2021

1 aprile 2022