SIAMO SICURI CHE IL PAZIENTE ZERO SIA VERAMENTE IL PAZIENTE ZERO?

di Maria Luisa Iannuzzo, medico legale

Racconta una storiella che, secondo le leggi della fisica, il bombo ha le ali troppo piccole, rispetto al corpo, per poter volare. Ma lui le leggi della fisica non le sa, e vola lo stesso. L’ipotesi alla base di questo e di altri articoli è che il virus Sars-CoV-2 circolasse in Italia ben prima del suo sequenziamento sul paziente zero.

Già nell’autunno del 2019 i medici di famiglia avevano assistito a un aumento dei casi di polmoniti atipiche, evento peraltro non raro nei mesi freddi. Nel momento in cui Sars-CoV-2 è stato sequenziato e ha avuto un nome (febbraio 2020) si è generato un sistema di overdiagnosis/undertreatment. Eccesso di diagnosi di malattia (la differenziazione per/con covid che ora la comunità scientifica sta prendendo in considerazione) e una carenza di trattamenti medici (il famoso protocollo paracetamolo + vigile attesa).

Il sospetto che Sars-CoV-2 fosse già tra di noi da tempo, senza che nessuno se ne fosse reso conto, si rivela ogni giorno più fondato. Accendere la luce su Sars-CoV-2 (dargli un nome) ha portato allo spegnimento dei cervelli.Uno studio scientifico italiano ha indagato le biopsie cutanee dell’autunno 2019 riscontrando la presenza del virus SARS-CoV-2 a livello cutaneo. Milano è stata una delle prime aree metropolitane europee colpite dalla pandemia di COVID-19.

Alcuni ricercatori hanno analizzato le biopsie cutanee di pazienti affetti da malattia Covid 19 a diversi stadi di infezione (con tamponi molecolari positivi) e contestuale dermatosi.I risultati sono stati confrontati con le biopsie cutanee di 20 pazienti con dermatosi, non testati con tampone, ma che erano ad alto rischio di infezione da SarS-CoV-2. Sono stati considerati ad alto rischio perché presentavano sintomi lievi da malattia COVID-19 oppure perché erano stati contatto stretto di soggetti positivi al SarS-CoV-2. Sono state riesaminate le biopsie di malattie cutanee atipiche eseguite alla fine del 2019 in cui non era stato possibile effettuare una diagnosi ben precisa. Le caratteristiche istopatologiche dei prelievi cutanee non hanno mostrato differenze tra questi due gruppi. Le indagini immunoistochimiche per gli antigeni per SARS-CoV-2 in un paziente hanno mostrato una colorazione cuticolare della parte glomerulare delle ghiandole eccrine (Figura 1c, riquadro). Nel contesto delle strutture tubologlandulari, RNA-FISH mostra segnali chiari, forti, simili a barre rosse (Figura 1d). Il campione è stato pretrattato con RNasi per evitare falsa positività (Figura 1d, riquadro). Non sono stati in grado di rilevare l’RNA virale con la tecnologia RT-PCR perché la carica virale era probabilmente troppo bassa o degradata dagli enzimi RNA rilasciati dopo la distruzione esogena o cellulare. Ad aprile 2020, il paziente si era ripreso dalla dermatosi. A giugno il test sierologico IgG SARS-CoV-2 del paziente è risultato positivo.

Le conclusioni degli autori sono che i dati a disposizione ci portano a ritenere che questo paziente possa rappresentare il primo caso in letteratura di rilevazione del virus su campioni di tessuto e forse possiamo considerarlo il paziente zero.

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/bjd.19804

17 gennaio 2022