Anche l’influenza può essere “lunga”

Di Maurizio Matteoli, pediatra

Nell’intento di proseguire nello scopo che mi sono prefissato – e cioè quello di tranquillizzare rispetto alla supposta pericolosità di Covid-19 in bambini ed adolescenti – invito alla lettura di questo recente articolo apparso il 3 agosto su Lancet- Child & Adolescent Health. La lettura è molto interessante e mi permetto di riferirne i punti salienti.
Il concetto di base è che tutte le malattie non scompaiono da un giorno all’altro e spesso, per ritornare al completo benessere, sono necessari alcuni giorni dopo la scomparsa dei sintomi principali (mi viene in mente la mononucleosi infettiva, malattia comune e frequente in pediatria). Detto questo, i medici del King’s College di Londra hanno preso in esame 1.734 bambini, di età compresa tra i 5 e i 17 anni, che hanno sviluppato sintomi e sono risultati positivi al SARS-CoV-2 tra settembre 2020 e febbraio 2021. Di questi meno di uno su 20 ha manifestato sintomi per quattro settimane o più, uno su 50 ha avuto sintomi per più di otto settimane. In media, i bambini più grandi erano in genere malati per un tempo leggermente più lungo rispetto ai bambini più piccoli: i ragazzi di età compresa tra 12 e 17 anni hanno impiegato una settimana per riprendersi (periodo di tempo inferiore rispetto agli adulti), mentre per i bambini più piccoli la malattia è durata in media solo cinque giorni.
I sintomi riferiti a distanza sono stati comunque lievi come mal di testa, stanchezza, mal di gola e perdita dell’olfatto e comunque tutti scomparsi. Non ci sono state segnalazioni di sintomi neurologici, come ad esempio convulsioni. I medici hanno anche preso in esame un numero uguale di bambini con sintomi influenzali ma negativi al Covid. Anche alcuni di questi hanno manifestato sintomi simili per almeno 28 giorni, anche se in misura nettamente inferiore. Il messaggio che i medici del King’s College vogliono veicolare è che bisogna prendersi cura di tutti i bambini che hanno sintomatologie protratte, anche se lievi, indipendentemente dal fatto che si tratti di Covid-19 o altro. Io aggiungo che questo è, in fondo, quello che noi pediatri abbiamo sempre fatto ben prima della apparizione del coronavirus. La mia conclusione è dunque: se i sintomi persistono, noi pediatri dobbiamo prestare attenzione, la stessa che abbiamo per tutte le malattie, anche le più banali, senza però che la Covid-19 venga necessariamente considerata diversa, per pericolosità, rispetto alle malattie che normalmente colpiscono i nostri bambini.https://www.thelancet.com/…/PIIS2352-4642…/fulltext…

Pubblicato sulla pagina facebook Goccia a Goccia il 15 agosto 2021

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